16 Novembre 2016

16 novembre 2016 ore 1816-novembre-2016

Accademia Urbana delle Arti

Giulia Lombardi L’architettonica dei saperi e il ruolo dell’arte

Quale idea oggi di scienza, quale di tecnica, quale di arte e artigianato? Che cosa hanno in comune oggi scienza, tecnica, arte e artigianato? Siamo in grado di evidenziarne le differenze? Le relazioni? ‘Specializzazione’ è ancora sinonimo di ‘autosufficienza’?

Nella consapevolezza del bisogno, al contempo, di multidisciplinarità e di interdisciplinarità, perché ostinarci a stabilire relazioni senza un principio di ordine?

L’incontro del 16 novembre prossimo all’Accademia Urbana delle Arti sarà l’occasione per verificare insieme l’utilità di riprendere l’antica nozione di architettonica e di dare ai nostri saperi, così come alle conseguenti attività e produzioni, una struttura che sia ben fondata, come si richiede ad una costruzione, variamente articolata e collegata, come i rami di un albero a testa in giù, o come i fili di un telaio, e in cui tutti i componenti siano orientati verso lo stesso fine che faccia da principio regolatore, l’archê, appunto: parola greca da cui deriva la prima parte di ‘architettonica’. Per la seconda parte, ‘-tettonica’, bisogna rifarci al termine ‘tektôn‘, con il quale, già in epoca arcaica, si designava un particolare lavoratore manuale, il carpentiere, colui che lavorava il legno, specialmente per la costruzione delle navi.

Ma per la fama del mastro-cantiere, i cui nomi sono citati anche da Omero nell’elenco delle navi achee, perché capace, grazie al suo sguardo di insieme sul lavoro finale, di guidare e coordinare il lavoro specifico degli altri tektones nella realizzazione delle singole parti della nave, si riservava a lui l’appellativo di architekton; non solo, ad esso era spesso accostato quello di sophos, di sapiente.

Nel corso del tempo, dal mastro-cantiere per la costruzione della nave l’appellativo di architektôn passa al mastro-cantiere per la costruzione del tempio dedicato a un dio; a questi si richiedeva, per raggiungere il fine ultimo dovuto:

  • La conoscenza del terreno e dei materiali, per la buona fondazione e stabilità dell’edificio
  • lo sguardo panoramico sulla molteplicità e varietà di compiti da assolvere per garantire l’unità dell’insieme
  • la capacità di collegare tutte le varie e molteplici attività e le relative parti del tempio, per garantire ordine e bellezza, cioè kosmos, all’edificio.

Noi oggi come lo chiameremmo questo architektôn: artigiano? Artista? Tecnico? Scienziato?

Per sbrogliare questa matassa ci faremo aiutare da Aristotele, perché è da lui che è stata ripresa l’espressione “architettonica”, traslitterando l’aggettivo femminile ‘architectônikê’, ed è lui che se ne serve per qualificare il sostantivo ‘techne’: questo termine è, in effetti, per noi oggetto del contendere tra un senso di scienza, di tecnica, di arte e di artigianato.

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