Alleanza per la Cura della nostra Casa Comune: JDEI e Ambasciata Britannica presso la Santa Sede

Con un profondo senso di orgoglio, l’Alleanza per la Cura della Casa Comune, stretta fra le Università Pontificie di Roma e concretizzata con il Joint Diploma in Ecologia Integrale, è stata sostenuta sin dall’inizio dalla concreta partecipazione degli Ambasciatori presso la Santa Sede. 


On occasion of the visit of Mr. Nick Bridge UK’s Special Representative for Climate Change to British Ambassador to Holy See, Mrs. Sally Axworthy

In modo particolare, il 22 marzo 2018 l’Ambasciatrice Britannica presso la Santa Sede, Sua Eccellenza Sally Axworthy, ha organizzato un pranzo di lavoro, in occasione della visita del Rappresentante Speciale del governo UK per il Cambiamento Climatico. Sono stati invitati alla discussione, per presentare gli ambiti nei quali la Santa Sede è attiva riguardo al problema dei cambiamenti climatici, quattro membri del comitato scientifico del Joint Diploma in Ecologia Integrale: il prof. Joshtrom Kureethadam, il prof. Prem Xalxo, il prof. Tomas Insua e la prof.ssa Giulia Lombardi.



Il 2 maggio 2018 la collaborazione con l’Ambasciata Britannica presso la Santa Sede si è di nuovo concretizzata con la presenza del Vice Capo Missione, Joanne Cappa-Gunduz alla Giornata di Studio del Joint Diploma, Le religioni e la visione della casa comune, presso la Pontificia Università Urbaniana.

Abbiamo, inoltre, condiviso la partecipazione alla Conferenza Internazionale Saving our Common Home and the Future of Life on Earth, organizzata in Vaticano nel terzo anniversario dell’Enciclica del Santo Padre Francesco Laudato si’, dal 5 al 6 luglio 2018.



Ora, a conclusione della Conferenza dell’ONU sul clima COP24, in Polonia, con grande onore ho ricevuto la proposta di pubblicare il seguente articolo del Vice Capo Missione Joanne Cappa-Gunduz, nell’urgenza di un’azione condivisa fra tutti gli esseri umani. Di seguito, il link dell’articolo in inglese, il link dell’articolo in italiano,

oltre ai file in inglese e in italiano:

Joanne Cappa-Gunduz -Cambiamento climatico: La sfida globale più complessa nella storia dell’uomo

Joanne Cappa-Gunduz

Vice Capo Missione Ambasciata britannica presso la Santa Sede

Sei pollici d’acqua è la differenza tra esistere e non esistere…

Ad appena due metri sopra il livello del mare, le Isole Marshall rischiano di scomparire tutte insieme.

Questa è stata la realtà presentata da Kathy Jetnil-Kijiner, poeta ed attivista ambientale, successivamente alla sua persuasiva poesia alla conferenza Laudato Sii lo scorso luglio.

Dobbiamo adesso renderci conto del fatto che il resto di noi non sia in una situazione migliore. Quest’anno, centinaia di eventi climatici estremi – ondate di caldo da record, inondazioni, siccità e tempeste – hanno riguardato centinaia di milioni di persone in ogni area del mondo.

I rischi alla sicurezza alimentare, di acqua e di energia significano che le nazioni più povere ne saranno maggiormente colpite.

Dal 1850 la Terra ha avuto un grado Celsius di surriscaldamento, ma questo potrebbe aumentare in modo drammatico a 1,5 gradi Celsius nei prossimi dodici anni, e questo comporterebbe un irreversibile scioglimento dei ghiacci, con come conseguenza un innalzamento del livello dei mari – un disastro per gli abitanti delle isole Marshall e per altre persone in situazioni come questa.

Oltre i 2 gradi Celsius di surriscaldamento globale, può succedere di tutto. Tutte le barriere coralline sarebbero morte, centinaia di milioni di abitanti del Pianeta soffrirebbero molto di più rispetto a quando il surriscaldamento era intorno a 1,5 gradi Celsius. E gli impatti sul mondo naturale, e conseguentemente sui vari ecosistemi da cui le nostre vite dipendono, sarebbero inimmaginabili. Delle ricerche scientifiche sostengono che questa situazione potrebbe presentarsi nei prossimi dodici anni, e le proiezioni delle Nazioni Unite sostengono come, se continuiamo di questo passo, all’uomo saranno necessarie due Terre per mantenere questi livelli di consumo e crescita demografica.

Dobbiamo agire ora per prevenire disastri in seguito.

Come possiamo comportarci diversamente?

Le parole profetiche di Papa Francesco dalla Laudato Sii tornano in mente con enfasi:

Che tipo di mondo vogliamo lasciare a coloro che verranno dopo di noi, ai bambini che ora stanno crescendo?

Sono fondamentali nuovi approcci in politica, economia e nella società. Da una parte, il cambiamento climatico è la sfida globale più complessa nella storia dell’umanità. Dall’altra, è semplice: migliorando l’economia mondiale, si affronterà il cambiamento climatico, rendendoci al tempo stesso più felici, in salute e sani. Questa sembra una buona alternativa.

L’energia alimentata a carbone contribuisce a circa 8 milioni di morti premature a livello mondiale ogni anno. Avere energia, trasporti, agricoltura, industria meno inquinanti e sostenibili significa avere un’energia meno costosa, maggiori e migliori posti di lavoro, aria pulita, migliore salute e nutrizione, paesi e città più vivibili, ed un ambiente naturale migliore. Il settore economico a  basse emissioni rappresenta importante campo d’innovazione, che cresce quattro volte più velocemente del resto dell’economia.

Nel frattempo, dobbiamo fare  molto di più per sostenere i più poveri e vulnerabili del mondo, i quali non sono responsabili; dobbiamo aiutare quei lavoratori che avranno bisogno di rinnovare i vecchi impianti industriali, imparando dagli errori del passato.

Ognuno deve fare la propria parte. I bambini stanno mostrando ai loro genitori il modo di riciclare ed avere cura degli animali e dell’ambiente. Gli scienziati devono comunicare le prove in modo efficace. I media devono riportare cosa sta succedendo, specialmente nelle zone più povere del mondo. Il mondo del business deve riordinare i processi di distribuzione, ed abbracciare un’economia circolare a bassi sprechi. La società civile deve aiutare ogni comunità ad impegnarsi ed agire. I governi devono creare le strutture che sostengano questi sforzi.

Il 26 novembre scorso, abbiamo celebrato nel Regno Unito il decimo anniversario del “Climate Change Act” del 2008 – la prima legislazione sul clima al mondo. Abbiamo ridotto le emissioni di carbonio pro capite, ed abbiamo tenuto la prima giornata senza energia alimentata a carbone dal 1882. Il Regno Unito vanta il 40% della capacità mondiale di energia eolica in mare. La nostra competenza in un’ampia serie di ambiti significa che possiamo essere un centro verde globale.

Ma c’è ancora molto lavoro da fare, sia a livello nazionale che coinvolgendo le nazioni nel mondo.

La conferenza ONU COP24 sul cambiamento climatico in corso questa settimana in Polonia deve concordare un unico “regolamento”, per consentire alle nazioni di misurare e monitorare le loro azioni sul cambiamento climatico da qui in avanti; egli stati devono impegnarsi ad aumentare ulteriormente le loro ambizioni.

Dobbiamo essere onesti circa i danni che sono stati fatti, la portata e l’urgenza di questa sfida. Ma dobbiamo anche avere l’energia per agire.

Possiamo e dobbiamo spostarci da un approccio che distrugge il nostro ecosistema, ad uno che lo faccia crescere floridamente.

Il Cardinale Pietro Parolin ha affermato al COP24:

Sappiamo cosa possiamo fare; cosa dobbiamo fare diventa un imperativo etico.

Questo ci obbliga a pensare seriamente al significato degli investimenti finanziari ed economici, che devono essere orientati verso settori che realmente interessano il futuro dell’umanità, salvaguardando le condizioni di una vita degna su un pianeta sano.

Please click here for the English version of the article or download the file:

Joanne Cappa-Gunduz – Climate change: The most complex global challenge in human history.

Climate change: The most complex global challenge in human history

By Joanne Cappa-Gunduz

Deputy Head of Mission, British Embassy to the Holy See

Six inches of water is the difference between existing and not existing…

At only two meters above sea-level, the Marshall Islands risk disappearing all together.



This was the reality presented by Kathy Jetnil-Kijiner, poet and climate change activist following her compelling poem at the Laudato Sii conference in July. 

We now need to wake up to the fact that the rest of us are not so far behind.  This year, hundreds of extreme weather events – record heatwaves, floods, droughts and storms – affected hundreds of millions in every region of the world.

The risks to food, water and energy security mean that the poorest countries will be hit hardest. 

We have had 1 degree Celsius of warming since the 1850s, but this could dramatically accelerate to 1.5 degrees Celsius in the next twelve years, which could mean irreversible loss of ice sheets, resulting in multi-metre sea level rise – a disaster for the Marshall Islanders and others like them.  

Beyond 2 degrees Celsius of warming, all bets are off.  Coral reefs will all be dead, hundreds of millions more will suffer compared to 1.5 degrees, and there will be unimaginable impacts on the natural world and ecosystems on which we depend.  Scientific research says this could happen within the next 12 years and based on UN projections, if we continue on our current path, we would need two Earths to keep up with consumption and population growth.

We must act now to prevent disaster later.

What must we do differently? Pope Francis’s prophetic words from LaudatoSii loom large:

What kind of world do we want to leave to those who come after us, to children who are now growing up?

New approaches in politics, economics and society are critical.  On one level, climate change is the most complex global challenge in human history.  On another level, it is simple: cleaning up the world economy will tackle climate change, while making us happier, healthier and wealthier.  That looks like a good option.

Coal-fired power contributes to around 8 million premature deaths globally each year.  Clean and sustainable energy, transport, agriculture and industry means cheaper energy, more and better jobs, cleaner air, better health and nutrition, more liveable towns and cities, and an enriched natural environment.  The low carbon sector is an unbeatable innovation story growing four times faster than the rest of the economy.  

Meanwhile we must do much more to support the world’s poorest and most vulnerable, who did not cause this mess; and help those workers who will need to transition from old to new industries, learning lessons from the past.

Everyone must play a partChildren are showing parents the way with recycling and care for animals and the environment.  Scientists must communicate evidence effectively.  Media must report what is happening, especially in the poorest parts of the world.  Businesses must clean up their supply chains and embrace a low waste circular economy.  Civil society must help every community engage and act.  Governments must create frameworks that underpin these efforts.  

On the 26 November, we celebrated the 10th anniversary of the UK 2008 Climate Change Act– the world’s first climate legislation.  We have reduced carbon emissionsper capita and had our first day without coal-fired power since 1882.

The UK boasts 40% of the world’s offshore wind capacity. Our expertise in a wide range of fields means that we can be a global green hub. 

But there is so much more work to be done, at home and engaging countries around the world. 

This week’s UN COP24 climate change conference in Poland must agree a single ‘rulebook’ to enable all countries to measure and monitor climate action going forward; and countries must commit to further raise their ambition. 

We have to be honest about the damage we have done, and the scale and urgency of the challenge.  But we also have to be energised to act. We can and must move from an approach that destroys our ecosystem, to one that thrives within it.

Cardinal Piero Parolin said at COP24:

We know what we can do, and what we have to do becomes an ethical imperative. 

This obliges us to think seriously about the meaning of financial and economic investments, orienting them towards sectors that really affect the future of humanity, safeguarding the conditions of a worthy life ona “healthy” planet.

Per l’articolo in italiano, cliccare qui o scaricare il file:

JDEI Modulo 2 – 13 dicembre 2018 alla Santa Croce

JDEI

Modulo 2
Pontificia Università Santa Croce

Il Comitato Scientifico del Joint Diploma In Ecologia Integrale ricorda il prossimo appuntamento: la seconda seduta delle lezioni sul tema del Secondo Capitolo della Laudato si’, Il Vangelo della Creazione (dalle 15:00 alle 18:15)

Sede delle lezioni: 

Pontificia Università della Santa Croce 

Piazza di S. Apollinare, 49 00186 Roma

La preghiera iniziale da San Basilio il Grande

Il prof. Prem Xalxo sj

Perché è necessaria una riflessione etico-teologica sulla crisi ecologica?

Il prof. Antonio Porras

Che cos’è peccato ecologico?

le domande

gli scambi

L’ascolto

L’album delle foto della Pontificia Università Santa Croce si trovano al link seguente: https://flic.kr/s/aHsmssLpWs

Fraternite Laiche Domenicane: Incontro Provinciale di Formazione

Il promotore provinciale delle Fraternite laiche domenicane della Provincia romana di Santa Caterina da Siena, fr. Antonio Cocolicchio OP, insieme con il Consiglio Provinciale, ha organizzato dal 
30 novembre al 2 dicembre 2018 un incontro sulla Formazione dei Laici domenicani, al quale hanno partecipato i postulanti, i novizi e i professi delle fraternite della Provincia romana, arrivando a Roma, ospitati dalle Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena, anche da Siena, Pisa, Prato, Pescara e Cagliari.  

La dimensione provinciale è stata inclusa nella dimensione europea delle fraternite laiche, grazie alla presenza, nei tre giorni, di uno dei consiglieri responsabile dei paesi del sud dell’Europa, Maro Botica, venuto per l’occasione da Madrid.

La presenza e gli insegnamenti del Promotore Generale, fr. Rui Lopes OP, hanno fatto toccare con mano come la vita del laico domenicano sia incardinata spiritualmente e giuridicamente nell’Ordine dei Predicatori.  

30 NOVEMBRE 2018

Il Presidente Provinciale, Massimiliano Zonza, e la responsabile provinciale della formazione, Anisoara Tatar, hanno accolto e accompagnato nelle rispettive camere tutti i partecipanti nel Convento delle Suore Domenicane di Santa Caterina da Siena, fra le quali sr. Amelia Grilli OP.

ore 21: INTRODUZIONE di fr. Antonio Cocolicchio – Chi è il laico domenicano?

fr. Antonio Cocolicchio OP
tutti insieme per il canto del Salve Regina

1 e 2 DICEMBRE 2018

fr. 
Rui Carlos Antunes e Almeida Lopes OP
Promotore generale del laicato domenicano

Come vivere la comunione fraterna, 

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PARTECIPAZIONE: capacità di metterci a servizio degli altri per una costruzione comune.

SEMPLICITÀ: modalità di essere in mezzo agli altri, per collaborare allo stesso scopo.

CONSENSO: nella discussione la diversità di opinioni matura per arrivare al consenso di fraternita. Presa la decisione, nessuno ha più la sua opinione, perché si trasforma nella nostra opinione (Timothy Radcliffe). 

GIUSTIZIA: concetto di giustizia come accoglienza nell’individualità di ciascuno. Nella diversità di bisogni il priore deve dare a ciascuno quello di cui ha bisogno e insegnare alla comunità al rispetto di ciascuno.

OBBEDIENZA: da obaudire è la capacità di ascolto reciproco. L’obbedienza non viene da un’imposizione, ma dalla comprensione di quello che è fatto per il bene comune. 

LIBERTÀ: correlato all’obbedienza, non è cercare me stesso individualmente, ma fare quello che intelligenza e fede mi dicono di fare.

CONDIVIDERE: se non c’è condivisione, quando tutti ascoltano uno solo e nessuno tranne uno parla, si ha manipolazione: non è questa fraternita. 

DECISIONE: le decisioni nascono dal consenso, ma ciascuno deve fare in modo che la decisione presa sia mantenuta.

ELEZIONE: il modo di eleggere e di essere eletti è segno di maturità. Nessuno si presenta come candidato, ma ciascuno deve essere pronto a svolgere l’ufficio per cui è eletto.

COMANDO: Il comando non è assoluto. Anche il Maestro dell’Ordine deve obbedire alle decisioni del Capitolo Generale. Il comando è sempre riferito alla comunità.

Da Spiegazione della Regola