22 Novembre 2016

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Consigli di lettura:

Luigia TINCANI, da Note di pedagogia generale, tesi di laurea 1925 (ASMS 6, 3)

Nel nostro cammino comune verso l’età piena dei figli di Dio, tutto ciò che io posso fare per i miei fratelli è, in ultima analisi, farmi dinanzi ad essi una materia vivente in cui possano leggere realizzata l’idea che vorrei si facesse luce e forza nel loro cammino. Educazione può essere così intesa come la vera arte e poesia della vita; non posso che offrire loro la coerenza della mia mente, del mio cuore, delle mie azioni, delle mie parole, come l’artista offre l’opera in cui ha messo il fremito vivo della sua arte.

Perché la verità è questa: non facciamo mai del bene intorno a noi, non siamo mai educatori, se non per mezzo del nostro valore morale, per la forza delle nostre convinzioni, per la realtà cioè di attuazione che il nostro ideale morale ha raggiunto in noi.

Perciò se vogliamo farci educatori è più necessario che ci preoccupiamo di far vivere in noi, piuttosto che far vivere negli altri, l’ideale che vagheggiamo.

 

DISCORSO DI PAOLO VI DURANTE LA VISITA AL PONTIFICIO ATENEO SALESIANO

Sabato, 29 ottobre 1966

Tanto più cordiale e spontaneo sgorga dal Nostro animo il compiacimento per la rinnovata sede di questo Ateneo in quanto esso, nel quadro dell’alta cultura ecclesiastica romana, si inserisce con un suo volto, con una sua particolare fisionomia che ne accresce il valore e il prestigio.

Infatti oltre che offrire una superiore iniziazione accademica nelle varie discipline ecclesiastiche, il vostro Ateneo è un’opera che s’innesta nella tradizione educatrice salesiana. Voi siete gli eredi di quel prezioso patrimonio di dottrine pedagogiche che fanno capo al vostro santo Fondatore, e che hanno ovunque operato meraviglie di opere, di risultati benefici, di conquiste scientifiche e morali.

Anzi, voi non siete soltanto eredi passivi, ma eccellenti e modernissimi promotori. Ne è luminosa testimonianza la fiorentissima vostra Facoltà di Pedagogia che nella sua nuova sede oggi rappresenta quasi il coronamento di un secolo di sforzi e di studi in questo campo, ed impegna un qualificato manipolo di studiosi al ripensamento, alla coscienza, alla formulazione scientifica della pedagogia, giustamente chiamata «ars artium», fin dalla più antica età cristiana. […] Il pensiero che un nuovo strumento – e quale magnifico strumento! – è qui costituito – per la formazione e per la cultura delle giovani generazioni reca conforto ed esultanza al Nostro spirito, per l’affetto che sempre abbiamo portato alla gioventù ed ora ancor più per la carità paterna e pastorale del Nostro apostolico ufficio.

Ma ricordiamo bene: questa nuova sede con tutte le sue moderne attrezzature non può considerarsi che come uno strumento. E come rispetto ad uno strumento musicale, per quanto bello e perfetto, ciò che maggiormente conta è l’artista che lo adopera e lo domina e la musica che per suo mezzo viene eseguita, così anche nel caso nostro non si deve sopravalutare lo strumento trascurando gli altri coefficienti dell’opera educativa. Ciò che ora più contano, sono gli artisti che devono adoperarlo, i maestri cioè che dovranno formare in questo Istituto qualificate schiere di educatori cristiani; così pure la dottrina pedagogica, ai cui principi dovrà ispirarsi la loro opera.

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