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Arciconfraternita di Santa Caterina – Il Mistero Pasquale: La Passione. Padre Antonio Cocolicchio OP

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Santa Caterina da Siena

Orazione 12

VIRTÙ DELLA PASSIONE

1. GRANDEZZA DI Dio E BASSEZZA DELLA CREATURA

O Dio eterno, alta ed eterna grandezza, tu sei grande e io sono piccola, e la mia bassezza non può giungere alla tua altezza, se non quando l’affetto e l’intelletto con la memoria s’innalzano dalla bassezza della mia umanità, e nella tua luce ti conoscono. Ma se guardo la tua altezza, ogni elevazione che la mia anima può fare fino a te è come una notte oscura paragonata al sole, come la luce della luna nei confronti della luce del sole. Per questo io, bassezza mortale, non posso giungere alla tua grandezza immortale. Ti posso gustare con l’affetto dell’amore, ma non ti posso vedere nella tua essenza. Tu hai detto: «Nessun uomo finché vive mi può vedere»; infatti l’uomo che vive nella propria sensualità e volontà non può vederti nell’affetto della tua carità. E se vivendo nella virtù in un certo modo ti può vedere, tuttavia non può vederti nella tua essenza mentre vive nel corpo mortale. Dunque è proprio vero che la mia bassezza non può elevarsi alla tua altezza, ma solamente gustare e vedere per mezzo del tuo specchio; e questa visione è con perfezione di carità, perché posso vedere perfettamente l’affetto della tua carità, ma non la tua essenza. E quando ho potuto giungere all’amore della tua carità che, sia pure diversamente dai beati, posso ricevere pur essendo nel corpo mortale? Quando venne la pienezza di quel tempo sacro che è tempo favorevole se la mia anima, da te illuminata, lo riconosce per quello che fu annunziato; quando venne il gran medico del mondo, il tuo Figlio unigenito; quando lo sposo si unì alla sposa, cioè la divinità del Verbo alla nostra umanità. Di questa unione fu strumento Maria, che vestì lo sposo eterno della sua umanità. Ma questo amore e unione erano così nascosti che pochi li conoscevano: perciò l’anima non considerava ancora bene la tua grandezza. Ma, come io vedo, l’anima venne a perfetta conoscenza dell’amore della tua carità nella tua luce, grazie alla passione del Verbo, perché allora il fuoco nascosto sotto la nostra cenere cominciò a manifestarsi largamente e pienamente, aprendo il suo corpo santissimo sul legno della croce. E affinché l’affetto dell’anima fosse attirato alle cose di lassù e l’occhio dell’intelletto scrutasse il fuoco, tu Verbo eterno hai voluto essere innalzato sulla croce, dove ci hai mostrato nel tuo sangue l’amore: nel tuo sangue hai mostrato la tua misericordia e magnanimità. In questo sangue hai mostrato anche quanto ti pesa la colpa dell’uomo. Nel sangue hai lavato la faccia della tua sposa, cioè l’anima, con la quale ti sei unito per l’unione della natura divina con la nostra natura umana. Nel sangue l’hai rivestita perché era nuda, e con la tua morte le hai reso la vita.

2. IL CANTO APPASSIONATO DELLA CROCE

O sospirata passione! Ma tu Verità eterna dici che non è desiderata né amata da chi ama se stesso, ma da chi si è spogliato di sé e si è rivestito dite, innalzandosi nella tua luce a conoscere l’altezza della tua carità. O amabile e beata passione, che nella tranquillità della pace fai correre l’anima sopra le onde del mare tempestoso! O dilettevole e dolcissima passione, o ricchezza dell’anima, o refrigerio degli afflitti, o cibo degli affamati, o porto e paradiso dell’anima, o vera allegrezza, o nostra gloria e beatitudine! L’anima che si gloria in te produce il suo frutto. E chi è che si gloria in te? Non colui che ha sottomesso la luce dell’intelletto all’amore sensibile, poiché costui non vede altro che la terra. O passione che guarisci ogni infermità, purché l’ammalato voglia essere curato, perché il tuo dono non ci ha tolto la libertà! Tu passione ridai la vita al morto: se l’anima si ammala per le tentazioni del demonio, tu la liberi; se viene perseguitata dal mondo, oppure tentata dalla propria fragilità, tu le sei rifugio, perché l’anima ha conosciuto in te non solo le opere del Verbo nella passione, che sono finite, ma anche ha gustato l’altezza della carità divina. Per te, passione, l’anima vuole ascoltare e conoscere la verità, inebriarsi e consumarsi nella carità di Dio grazie alla tua debolezza, che appare debolezza per la nostra umanità che in te ha patito, ma la cui altezza è grandissima per il mistero che venne da essa in virtù della divinità, con la quale l’anima eleva se stessa all’altezza della divinità, e così giunge al suo fine che altrimenti non potrebbe ottenere. O passione, l’anima che ha trovato rifugio in te è morta quanto alla sensualità, e perciò gusta l’amore della tua carità. Quanto è soave questa dolcezza, gustata dall’anima che entra nella corteccia del corpo, dove ha trovato la luce e il fuoco della carità vedendo la meravigliosa unione della divinità con la nostra umanità! E nella morte di Cristo l’anima e il corpo si separano, ma non la divinità. Guarda anima mia e vedrai il Verbo nella nostra umanità come in una nuvola, ma la divinità non riceve danno per la nuvola, cioè per le tenebre della nostra umanità, ma sta nascosto nel sole e lo splendore divino come il cielo sereno qualche volta sta nascosto dietro la nube. E chi mostra a noi questo? Il fatto che, dopo la morte, la divinità del Verbo rimase nel corpo di Cristo e, dopo la risurrezione, rese l’umanità da scura splendente, e da mortale immortale. Tu solo, passione, mostri la dottrina che deve seguire la creatura ragionevole. E sbagliano coloro che vogliono seguire i piaceri invece che le pene, perché nessuno giunge al Padre se non per il Figlio, e te Verbo non possiamo seguire se non ti gustiamo nell’amore delle sofferenze. E se l’anima non vuole patire le pene, allora è bene che le patisca per forza; ma se le vuole portare nella luce del sole che è Cristo, allora l’affetto dell’anima non è colpito da nessuna fatica, come la divinità nel Verbo non patì in nessun modo, perché sostenne volontariamente le fatiche. Dunque mostri in modo manifesto che, dal tempo favorevole della passione del Verbo, l’anima può conoscere l’amore di carità con la luce della grazia, e con questa luce veniamo a conoscere nel tempo la tua essenza eterna; attraverso l’infima passione conosciamo la tua altezza, non perché i tuoi misteri siano infimi – anzi, sono sublimi – ma per la tua infima umanità che ha patito.

3. L’ABBASSAMENTO DI Dio

O dolce ed eterno Dio, infinita sublimità! Poiché non potevamo elevare alla tua altezza il nostro infimo amore, né la luce dell’intelletto per la tenebra della colpa, tu, sommo medico, ci hai donato il Verbo con l’esca dell’umanità, e hai preso l’uomo e il demonio non in virtù dell’umanità, ma della divinità. E così facendoti piccolo hai fatto grande l’uomo, saziandoti di obbrobri l’hai riempito di beatitudine, patendo la fame l’hai saziato dell’amore della tua carità, spogliandoti della vita l’hai rivestito della grazia, lasciandoti disprezzare hai ridato a lui la dignità, conoscendo le tenebre nella tua umanità hai dato a lui la luce; disteso sulla croce lo hai abbracciato e gli hai fatto una caverna nel tuo costato, nella quale potesse trovare rifugio dai nemici e potesse conoscere la tua carità, perché per essa mostri che hai voluto dargli più di quanto potessi fare in qualsiasi altro modo. Lì ha trovato il bagno nel quale ha lavato la faccia della sua anima dalla lebbra della colpa.

4. SUPPLICA PER IL MONDO

O dolcissimo amore, o fuoco, o abisso di carità! O altezza incomprensibile! Quanto più guardo alla tua altezza nella passione del Verbo, tanto più la mia povera anima miserabile si vergogna perché non ti ha mai conosciuto, e questo perché sono ancora viva all’amore della sensualità e morta alla ragione. Ma piaccia oggi all’altezza della tua carità illuminare l’occhio del mio intelletto, e di coloro che m’hai dato per figli, e di tutte quante le creature umane. O Dio, amore mio, una cosa ti domando: nel tempo in cui il mondo era infermo tu hai mandato il tuo Figlio unigenito come medico, e so che questo l’hai fatto per amore. Ora vedo il mondo immerso totalmente nella morte, e così grande è questa tenebra che a questa vista la mia anima viene meno. Quale altro modo vi sarà ora per risuscitare un’altra volta questo morto, essendo tu Dio impassibile, e dato che stai per venire non più a riscattare il mondo, ma a giudicarlo? In che modo, dunque, si renderà la vita a questo morto? Io non credo, o infinita bontà, che a te manchino i rimedi; anzi, confesso che né il tuo amore manca, né la tua potenza è indebolita, né la tua sapienza è diminuita; e perciò tu vuoi, e puoi, e sai mandare il rimedio che occorre. Per cui ti supplico se piace alla tua bontà che tu mi mostri questo rimedio, e che la mia anima sia forte e pronta a prenderlo.

5. RISPOSTA

È vero che il tuo Figlio non verrà più se non nella maestà a giudicare, come è detto. Ma, come vedo, tu chiami “cristi” i tuoi servi, e con questo mezzo vuoi togliere la morte e ridare la vita al mondo. In che modo? Essi devono camminare decisamente per la via del Verbo, con sollecitudine e con desiderio ardente, volendo il tuo onore e la salvezza delle anime, e per questo sostenere pazientemente pene, tormenti, obbrobri e rimproveri da chiunque gli siano fatti: con queste sofferenze, che sono limitate, tu vuoi dare ristoro al loro desiderio infinito, cioè esaudire le preghiere e colmare i loro desideri. Ma se patissero solo corporalmente senza il desiderio dell’anima, non basterebbe né a loro, né agli altri, così come la passione del Verbo, senza la virtù della divinità, non avrebbe soddisfatto alla salvezza del genere umano. O redentore ottimo, dacci dunque di questi cristi, che vivano continuamente nelle veglie, nelle lacrime, nelle preghiere per la salvezza del mondo. Tu li chiami tuoi cristi perché sono conformati al tuo Figlio unigenito. Eterno Padre concedici di non essere ignoranti, ciechi o freddi, né che il nostro sguardo sia così oscurato da non vedere che noi stessi, ma dacci di conoscere la tua volontà. Ho peccato contro il Signore, pietà di me. Ti ringrazio, ti ringrazio perché tu hai dato ristoro alla mia anima sia per la conoscenza che mi hai dato del modo nel quale io possa conoscere l’altezza della tua carità essendo ancora nel corpo mortale, sia per il rimedio che vedo ordinato da te per liberare il mondo dalla morte. Allora non dormire più, miserabile anima mia che hai dormito durante tutta la tua vita! O inestimabile amore, la pena corporale dei tuoi servi otterrà in virtù del santo desiderio dell’anima, e questo otterrà per virtù del desiderio della tua carità. O misera anima mia, che non abbracci la luce, ma le tenebre! Alzati, rialzati dalle tenebre, svegliati, apri l’occhio dell’intelletto e guarda il tuo abisso nell’abisso della carità divina, perché se tu non vedi non puoi amare: quanto vedrai tanto amerai, e amando seguirai e ti vestirai della sua volontà. Ho peccato contro il Signore, pietà di me. Amen.

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