Mercoledì Cateriniani feb 21, 2018 Padre Antonio Cocolicchio OP

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Mercoledì Cateriniani 21 02 2018

Verso il Sinodo dei Vescovi 2018
Discernimento e innamoramento

Un itinerario di fede con santa Caterina da Siena

Mercoledì 21 febbraio 2018-fra Antonio Cocollcchio O.P.
CHI SEI TU E CHI SON0 IO?

‘Vorrei dire a chi ha perso Ia forza di cercare. è stanco, a chi, sovrastato dalle oscurità della vita, ha spento il desiderio alzati, coraggio. La luce di Gesù sa vincere le tenebre più oscure ; alzati, coraggio! (…) Chi vuole Ia luce, infatti, esce da sé e cerca non rimane al chiuso, fermo a guardare cosa succede attorno, ma mette in gioco la propria vita ; esce da sé. La vita cristiana è un cammino continuo, fatto di speranza, fatto di ricerca.”
(Papa Francesco, 6. 1. 2017)

“Mi vengono in mente le parole che Dio rivolse ad Abramo : «Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra the io ti indicherò» (Gen 12, 1). Queste parole sono oggi indirizzate anche a voi : sono parole di un Padre che vi invita a “uscire” per lanciarvi verso un futuro non conosciuto ma portatore di sicure realizzazioni, incontro al quale Egli stesso vi accompagna.
Vi invito ad ascoltare la voce di Dio che risuona nei vostri cuori attraverso il soffio dello Spirito Santo.”

(Lettera di Papa Francesco ai giovani. 13. 1. 2017)

 

Si slarghi, figliola, il tuo cuore, e apri I’occhio dell’intelletto col lume della fede, a vedere con quanto amore e prowidenza Io ho creato e armonizzato I’uomo in modo che goda del mio sommo ed eterno bene. (…)
Ho detto a te tutto questo, che dentro all’anima riguarda la vostra salvezza, per farti innamorare e vestire col lume della fede, con ferma speranza nella mia prowidenza, e perché tu getti te fuori di te, e in ciò che tu hai da fare speri in me.

{S. Caterina da Siena, Dialogo, c. 148)

Mercoledì Cateriniani 2018 – Discernimento e Innamoramento – 21 febbraio 2018

Mercoledì cateriniani 2018

dal 21 febbraio alle ore 18

Convento Santa Maria sopra Minerva

Piazza della Minerva, 42- Roma

Discernimento e innamoramento

Verso il Sinodo dei Vescovi 2018
Discernimento e innamoramento
Un itinerario di fede con santa Caterina da Siena

In preparazione alla XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi che si celebrerà nel prossimo mese di ottobre, tutta la Chiesa è chiamata ad accompagnare questo cammino di riflessione e di preghiera su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”.
I giovani non sono soltanto “risorse umane” da utilizzare, ma sono il dono di un Creatore che ha a cuore il futuro del mondo, affidato agli uomini e alle donne di domani.
Fra le diverse generazioni occorre quindi attivare un dialogo vissuto non solo con empatia ma con la consapevolezza delle sfide che le nuove generazioni dovranno responsabilmente affrontare, in un futuro di grandi cambiamenti che è ormai cominciato e che ci chiede attenzione, discernimento e passione.
L’identità dell’uomo nuovo inaugurato da Cristo è chiamata oggi a svilupparsi e a operare negli scenari del postumano e del transumano. Ma in ogni epoca della storia il compito di una nuova generazione è innovativo all’interno di una data società.
Così anche Caterina da Siena, che ha affidato alla Chiesa del suo tempo un’esperienza di fede fortemente umanante, la offre a tutti coloro che in futuro si sarebbero “specchiati” (Dialogo 167) nell’insegnamento da lei ricevuto e trasmesso.

Elena Malaspina, Presidente del CISC

 

Il Programma completo: Depliant_Mercoledì_Cateriniani 2018

Mercoledì 21 febbraio 2018
1. CHI SEI TU E CHI SONO IO?

Presentazione del tema di Elena Malaspina: 

“Vorrei dire a chi ha perso la forza di cercare, è stanco, a chi, sovrastato dalle
oscurità della vita, ha spento il desiderio: alzati, coraggio, la luce di Gesù sa vincere le tenebre più oscure; alzati, coraggio!
(…) Chi vuole la luce, infatti, esce da sé e cerca: non rimane al chiuso, fermo
a guardare cosa succede attorno, ma mette in gioco la propria vita; esce da
sé. La vita cristiana è un cammino continuo, fatto di speranza, fatto di
ricerca”

(Papa Francesco, 6.1.2017).

“Mi vengono in mente le parole che Dio rivolse ad Abramo: «Vattene dalla
tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti
indicherò» (Gen 12,1). Queste parole sono oggi indirizzate anche a voi: sono
parole di un Padre che vi invita a “uscire” per lanciarvi verso un futuro non
conosciuto ma portatore di sicure realizzazioni, incontro al quale Egli stesso
vi accompagna. Vi invito ad ascoltare la voce di Dio che risuona nei vostri
cuori attraverso il soffio dello Spirito Santo”

(Lettera di Papa Francesco ai giovani, 13.1.2017)

Mettendosi in ascolto della voce di Dio dentro di sé Caterina da Siena si sentì spinta a un’esperienza di fede vissuta come innamoramento: non passeggero, ma fermo nella speranza. Ogni innamoramento affranca da un’esistenza autocentrata, ma quando si tratta di fede e di speranza, il centro e fondamento è Dio: da Lui riceviamo l’amore e diventiamo capaci di amare. In Lui perciò tutto il nostro essere si raccoglie e si unifica anche nella dispersione dei tanti interessi e delle tante cose da fare:

“Si slarghi, figliola, il tuo cuore, e apri l’occhio dell’intelletto col lume della fede, a vedere con quanto amore e provvidenza Io ho creato e armonizzato l’uomo in modo che goda del mio sommo ed eterno bene. (…) Ho detto a te tutto questo, che dentro all’anima riguarda la vostra salvezza, per farti innamorare e vestire col lume della fede, con ferma speranza nella mia provvidenza, e perché tu getti te fuori di te, e in ciò che tu hai da fare speri in me” (S. Caterina da Siena, Dialogo, c. 148).

C’è qui un invito a “gettarsi fuori da se stessi”, con il coraggio che è indispensabile per tuffarsi nel mare: non si tratta però di un’evasione alienante, che ci esonererebbe dalla serietà dell’impegno, dalla fedeltà al quotidiano. Se dunque sant’Agostino insegnava (De vera religione 39) «a non uscir fuori, a rientrare in se stessi», santa Caterina trovava in tale esperienza una realistica conoscenza di sé: «state nascosti nel conoscimento di voi, e non state fuori di voi» (Lettera 219). Solo così l’uscire da noi stessi ci porta a confrontarci con Dio e con il suo amore per noi, un amore senza misura, in cui troviamo spazio per noi e per gli altri:

“Se l’anima non si leva, non apre gli occhi e non si pone come obiettivo la smisurata bontà e amore che Dio dimostra alla sua creatura, mai verrebbe a tanta larghezza e perfezione, ma sarebbe tanto stretto, che non avrebbe spazio né per sé né per il prossimo” (S. Caterina da Siena, Lettera 204).

Siamo fatti per amare, e l’amore assolutamente gratuito, quello di Dio per noi, è il modello che sentiamo autentico, al di là delle nostre ipocrisie, compromessi, incoerenze e malcelati egoismi. Questa liberazione della nostra capacità di amare non è impossibile: si realizza mettendosi a tu per tu con Dio, cioè conoscendo se stessi e gli altri alla luce di Colui che è la fonte del nostro essere.
Siamo oggi sempre più assorbiti dalla dimensione selfie della vita e i social spesso non fanno che dilatarne il campo. Ma per conoscerci e realizzare la nostra identità profonda abbiamo costantemente bisogno di un tu – reale e non solo virtuale – con cui confrontarci: è questo che ci costituisce come persone, conoscendo noi stessi senza affondare nella solitudine dell’anonimato. Così la scoperta della paternità di Dio è anche scoperta del nostro essere figli nel Figlio: una relazione interpersonale che dà un respiro nuovo alla nostra vita, perché Dio ci vede e ci conosce in Se stesso, non nei limiti angusti e transitori con cui noi conosciamo noi stessi e gli altri. Così nessuna situazione personale, familiare o sociale può estraniarci dal grande progetto di amore con cui il Padre vuole riunire i suoi figli, facendo della Chiesa il prolungamento della sua incarnazione nella storia e il lievito della sua presenza nel mondo.
Caterina pregava così:

“O alta eterna Trinità, amore inestimabile! E se Tu mi dici ‘figliola’, anch’io dico a Te ‘sommo ed eterno Padre’. E così come tu mi dài Te stesso, comunicandomi del corpo e del sangue dell’unigenito tuo Figlio, dove Tu mi dài tutto Dio e tutto uomo, così, amore inestimabile, ti domando che Tu mi renda partecipe del corpo mistico della santa Chiesa e del corpo universale della religione cristiana, perché nel fuoco della tua carità ho conosciuto che di questo cibo vuoi che l’anima si diletti.
Tu, Dio eterno, vedesti e conoscesti me in Te, e perché Tu mi vedesti nel lume tuo, perciò, innamorato della tua creatura, la traesti da Te e la creasti a tua immagine e somiglianza; ma per questo io, creatura tua, non conoscevo Te in me se non in quanto io vedevo in me la tua immagine e somiglianza. Ma perché io vedessi e conoscessi Te in me e così avessimo perfetto conoscimento di Te, Tu unisti Te a noi, discendendo dalla grande altezza della tua divinità fino alla bassezza del fango della nostra umanità. Siccome la bassezza del mio intelletto non poteva comprendere né guardare l’altezza tua, per questo, perché con la mia piccolezza io potessi vedere la grandezza tua, Tu ti facesti piccolo, rinchiudendo la grandezza della tua divinità nella piccolezza della nostra umanità; e così ti sei manifestato a noi nel Verbo, che è l’unigenito tuo Figlio. Così ho conosciuto Te, abisso di carità in me, in questo Verbo (S. Caterina da Siena, Orazione 4).

“Conosci te stesso”, consigliava il celebre oracolo di Delfi a chi entrava nel santuario di Apollo. Quasi a dire che solo aprendosi alla relazione con Dio l’uomo conosce veramente se stesso: l’identità di Adamo è tutta nel dito proteso che è sfiorato dal dito del suo Creatore, nel celebre affresco michelangiolesco. Alla fonte della “prima Verità”, ci dice Caterina, troviamo la verità di noi stessi e di ogni creatura – “A questa fonte troverai la dignità e bellezza dell’anima tua” (Lettera 164) – e da qui muove il suo dialogo con il Padre:

“Nella natura tua, o Dio eterno, conoscerò la natura mia. E quale è la natura mia, amore inestimabile? è il fuoco, perché Tu non sei altro che fuoco d’amore, e di questa natura hai dato all’uomo perché per fuoco d’amore l’hai creato. E così tutte le altre creature e tutte le cose create le hai fatte per amore” (S. Caterina da Siena, Orazione 22).

Per ascoltare la conferenza di Padre Antonio Cocolicchio OP:

Per ascoltare la successiva discussione:

 

L’Ordine dei Predicatori festeggia l’Ordinazione Diaconale di fra Paulus AUNG OP della Provincia del Santo Rosario

Ordine dei Predicatori

Provincia del Santo Rosario

10 febbraio 2018

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Ordinazione diaconale

di

fra Paulus AUNG Myint Win OP

conferita da 

Sua Eccellenza Rev.ma Mons.

Protase Rugambwa

Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

nella 

Chiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli a Roma

Frati  studenti e laici della Minerva hanno partecipato alla Celebrazione

Per partecipare a questa gioia, è possibile ascoltare il rito di Ordinazione Diaconale: 

 

La famiglia domenicana all’ascolto dei suoi martiri : Fr. Pedro Claverie, OP “Amate i vostri nemici”

Riporto qui di seguito il testo completo da cui era stata twittata una frase 

Dal sito https://jovenes.dominicos.org/2018/02/07/amad-a-vuestros-enemigos/

El pasado 26 de enero el papa Francisco autorizó la promulgación de los decretos que autorizan la beatificación de los llamados “Mártires de Argelia”, referidos al martirio de Fr. Pedro ClaverieOP, obispo de Orán, y 18 compañeros religiosos y religiosas asesinados por odio, desde 1994 a 1996, entre quienes se encuentran los siete monjes trapenses franceses que inspiraron la película “De dioses y hombres”.

Los cristianos no siempre sabemos captar algo que Pedro Claverie y sus compañeros mártires redescubrían con gozo cada vez que escuchaban el Evangelio: la profunda convicción de Jesús de que solo la no violencia puede salvar a la humanidad.

El 30 de enero celebrábamos en el colegio Santo Domingo de Guzmán de Oviedo ‘El Día de la Paz’. La celebración del ‘Día de la Paz’ fue la culminación de una semana dedicada a ‘Los Derechos Humanos’. ‘Paz’ y ‘Derechos Humanos’, un binomio indisoluble. Pero educarnos en la no-violencia y en el respeto a los derechos humanos no es sólo cuestión de un día, de una semana.

La vida entera de Jesús ha sido una llamada a resolver los problemas de la humanidad por caminos no violentos y desde el respeto a la dignidad de todo ser humano, sobre todo de los más débiles y empobrecidos, de las excluidos. La violencia tiende siempre a destruir y marginar; pretende solucionar los problemas de la convivencia arrasando al que considera enemigo, pero no hace sino poner en marcha una reacción en cadena que no tiene fin.

Jesús nos dice que el verdadero enemigo hacia el que tenemos que dirigir nuestra agresividad no es el otro, sino nuestro propio «yo egoísta», capaz de destruir a quien se nos opone.

Es una equivocación creer que el mal se puede detener con el mal y la injusticia con la injusticia. El respeto total al ser humano, tal como lo entiende Jesús, está pidiendo un esfuerzo constante por suprimir la mutua violencia y promover el diálogo y la búsqueda de una convivencia siempre más justa y fraterna.

Día a día hemos de construir entre todos una sociedad diferente, suprimiendo de raíz «el ojo por ojo y diente por diente» y cultivando una actitud reconciliadora difícil, pero posible. Las palabras de Jesús (al igual que las vidas de Fr. Pedro Claverie y compañeros mártires) nos interpelan y nos sostienen: «Amad a vuestros enemigos, haced el bien a los que os aborrecen».

Hay una convicción profunda en Jesús. Al mal no se le puede vencer a base de odio y violencia. Al mal se le vence solo con el bien. Como decía Martin Luther King, «el último defecto de la violencia es que genera una espiral descendente que destruye todo lo que engendra. En vez de disminuir el mal, lo aumenta».

Jesús no se detiene a precisar si, en alguna circunstancia concreta, la violencia puede ser legítima. Más bien nos invita a trabajar y luchar para que no lo sea nunca. Por eso es importante buscar siempre caminos que nos lleven hacia la fraternidad y no hacia el fratricidio.

Amar a los enemigos no significa tolerar las injusticias y retirarse cómodamente de la lucha contra el mal. Lo que Pedro Claverie y sus compañeros vieron con claridad es que no se lucha contra el mal cuando se destruye a las personas. Hay que combatir el mal, pero sin buscar la destrucción del adversario.

Pero no olvidemos algo importante. Esta llamada a renunciar a la violencia debe dirigirse no tanto a los débiles, que apenas tienen poder ni acceso alguno a la violencia destructora, sino sobre todo a quienes manejan el poder, el dinero o las armas, y pueden por ello oprimir violentamente a los más débiles e indefensos.

Fr. Ricardo Aguadé, OP

Il discernimento nella tradizione domenicana

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Famiglia Domenicana della Provincia Romana

Santa Caterina da Siena

20 gennaio 2018

Angelicum

Giornata di Formazione

Il discernimento nella tradizione domenicana

Famiglia Domenicana della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena – La presentazione e i video della Giornata di Studio 20 gennaio 2018 IL DISCERNIMENTO NELLA TRADIZIONE DOMENICANA

La presentazione e i video della Giornata di Studio 20 gennaio 2018 IL DISCERNIMENTO NELLA TRADIZIONE DOMENICANA

Contributo di un Laico Op della Famiglia Domenicana della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena – Giulia Lombardi

 

La presentazione Prezi Next qui sotto del contributo di Giulia Lombardi contiene anche il video, cliccando nel cerchio

 

mentre gli altri video si trovano nel cerchio “Famiglia Domenicana” 

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Presentazione

Famiglia Domenicana della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena – Il VIDEO della Giornata di Studio 20 gennaio 2018 IL DISCERNIMENTO NELLA TRADIZIONE DOMENICANA

Contributo di un Laico Op della Famiglia Domenicana della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena – Giulia Lombardi

Il Video

Famiglia Domenicana della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena – Giornata di Studio 20 gennaio 2018 IL DISCERNIMENTO NELLA TRADIZIONE DOMENICANA

Famiglia Domenicana Giornata di Studio
20 gennaio 2018

7 novembre Festa di tutti i Santi domenicani – Plenaria Famiglia Domenicana della Provincia Romana

7 novembre tutti i santi domenicani

«Protesi verso la stessa cosa»

Il 31 maggio 2017, nel giorno della Visitazione di Maria ad Elisabetta, abbiamo contemplato i misteri gloriosi del rosario e, sotto la guida del Padre Antonio Coccolicchio OP, abbiamo offerto una breve meditazione per ciascun mistero, nella Cappella della Madonna dell’Archetto, Causa nostrae letitiae, a Roma.

Sacra Predicazione – gruppo guidato da Padre Antonio Coccolicchio OP
Rosario predicato – Cappella Madonna dell’Archetto, Roma 

 

Il terzo mistero glorioso, la discesa dello Spirito Santo sopra Maria e gli apostoli, è stato meditato alla luce della prontezza con cui Maria, la perfettamente piena di grazia, si mette in viaggio verso Elisabetta.

La traduzione italiana del testo di Atti 2,1 ci dice che gli apostoli “si trovavano tutti insieme nello stesso luogo”, quando venne dal cielo un rombo. Saremmo, allora, a prima vista tentati di immaginare gli apostoli sì, insieme, ma statici, ancora paralizzati dalla paura.

Ma è davvero corretto attribuire questo agli apostoli, dal momento che erano stati appena descritti come “perseveranti e concordi nella preghiera”, perché animati da uno stesso desiderio orientato verso un fine? infatti, con la forma avverbiale greca ‘homothymadon‘ che esprime il modo di essere secondo gli effetti (come indica il suffisso –ma) di uno stesso (homo) desiderio (thym-), non c’è possibilità di considerare questa prima comunità chiusa e autocentrata, ma dinamica e orientata verso Cristo. 

Il dinamismo della nozione di desiderio era già stato messo in luce da Aristotele e presentato ai suoi studenti come movimento verso ciò che è piacevole, che anche un semplice essere vivente, dotato soltanto del senso del tatto, può compiere, perché consapevole della differenza tra ciò che è piacevole e ciò che doloroso (da cui fugge). Per l’uomo, poi, essere vivente complesso, il dinamismo del desiderio resta, con l’aggiunta della capacità di discernere fra i piaceri e riconoscerne il bene, e discernere tra i beni e il bene ultimo. Per questo, il movimento stesso si trasforma in amore. 

Ecco, allora, che i discepoli non stanno insieme soltanto perché vicini spazialmente, ma è perché sono uniti da uno stesso legame, l’amore, che li muove verso lo stesso fine. 

Essi, infatti, sono rimasti insieme a Gerusalemme, come era stato ordinato loro da Gesù, per attendere l’adempimento del Padre Ed insieme con loro c’era anche Maria, che deve aver ripetuto quell’ammonimento delle nozze di Cana: “fate tutto quello che vi dirà”.

Gli apostoli attendono, sono rimasti a Gerusalemme, come Gesù aveva detto, ma sono protesi, tutti insieme, sostenuti da Maria, in attesa di qualcosa, della stessa cosa.

Ma questo orientamento comune nel versetto citato non deve essere solo sottinteso, sulla base del precedente avverbio homothumadon: nel testo greco, infatti, compare esplicitamente l’espressione ‘epi to auto’, ‘verso la stessa cosa’. Probabilmente, per dare risalto al fatto che gli apostoli fossero insieme e nello stesso luogo, è stato offuscato il valore di movimento verso della preposizione greca ‘epi‘. In effetti, è la locuzione avverbiale ‘homou’ che da sola esprime sia ‘insieme’ sia ‘nello (‘in’ come stato in luogo) stesso luogo’; mentre ‘epi to auto’ sta lì ad indicare il loro formare un’unità, perché protesi verso la stessa cosa. Gli apostoli non stavano insieme per vincere la paura, ma in attesa dello stesso fine.

Non volendo cadere nella trappola della pedanteria filologica, rimando alla tradizione patristica, per confermare il valore dinamico ed orientato ad un fine dell’espressione greca ‘epi to auto’: in particolare, il Santo Padre Agostino, subito all’inizio della sua Regola, in chiaro collegamento con l’esempio di vita degli apostoli descritta negli Atti, tiene per prima cosa a precisare il perché, a quale fine, sia la vita comunitaria: «1. 2. Il motivo essenziale per cui vi siete insieme riuniti è che viviate unanimi nella casa e abbiate unità di mente e di cuore protesi verso Dio (1. 2. Primum, propter quod in unum estis congregati, ut unianimes habitetis in domo et sit vobis anima una et cor unum in Deum) ». Ecco, è solo l’essere protesi verso Dio – in Deum – a dare il senso al loro stare insieme in una stessa casa. Nel nostro versetto degli Atti l’oggetto del loro essere protesi verso è ancora neutro – “la stessa cosa” (to auto), perché gli apostoli non conoscevano ancora che cosa dovevano attendere; sapevano già, tuttavia, che dovevano attendere, dovevano farsi trovare pronti, non conoscendo “i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla sua forza”. In effetti, lo Spirito Santo giunge all’improvviso, riempie tutta la casa e riempie ciascuno individualmente. Maria, colei che è la sola “perfettamente piena di grazia (kecharitomene)”, e, per questo, la sola ad essere stata capace di accogliere pienamente l’annuncio dell’Angelo e, con prontezza, mettersi subito in cammino, ora non poteva non essere insieme con gli apostoli, dopo che lo Spirito Santo ha riempito sia la casa, per fare di tanti-insieme una chiesa, sia ciascuno di loro individualmente, secondo la propria capacità, per aiutarli ad accoglierlo a loro volta in pienezza, a seconda delle loro capacità, e mettersi in cammino.

Sì, perché “quel lume – come dirà il Signore a Santa Caterina – che ogni intelletto ha ricevuto infuso per grazia sopra il lume naturale, […] ciascuno lo ha ricevuto secondo la sua capacità e secondo la disposizione a conoscere me, perché non spregio le disposizioni. […] Per questo modo l’ebbero gli apostoli dopo l’avvenimento dello Spirito Santo, che donò a loro questo lume sopra il lume naturale. […] Ognuno l’ha avuto in diversi modi, secondo la necessità della salute sua e delle creature, e a dichiarazione della scrittura santa” (Dialogo, LXXXV).

Perciò, come Papa Francesco ha indicato nell’Udienza Generale del 31 maggio 2017,

Lo Spirito è il vento che ci spinge in avanti, che ci mantiene in cammino, ci fa sentire pellegrini e forestieri, e non ci permette di adagiarci e di diventare un popolo “sedentario”.

Chiediamo alla Santa Madre Maria, causa della nostra letizia, che ci sostenga sempre, e ci renda tutti pronti e protesi ad andare dal Signore, accogliendo e rispondendo al modo in cui lo Spirito ci spingerà.