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L’Ordine dei Predicatori festeggia l’Ordinazione Diaconale di fra Paulus AUNG OP della Provincia del Santo Rosario

Ordine dei Predicatori

Provincia del Santo Rosario

10 febbraio 2018

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Ordinazione diaconale

di

fra Paulus AUNG Myint Win OP

conferita da 

Sua Eccellenza Rev.ma Mons.

Protase Rugambwa

Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

nella 

Chiesa della Santissima Trinità degli Spagnoli a Roma

Frati  studenti e laici della Minerva hanno partecipato alla Celebrazione

Per partecipare a questa gioia, è possibile ascoltare il rito di Ordinazione Diaconale: 

 

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La famiglia domenicana all’ascolto dei suoi martiri : Fr. Pedro Claverie, OP “Amate i vostri nemici”

Riporto qui di seguito il testo completo da cui era stata twittata una frase 

Dal sito https://jovenes.dominicos.org/2018/02/07/amad-a-vuestros-enemigos/

El pasado 26 de enero el papa Francisco autorizó la promulgación de los decretos que autorizan la beatificación de los llamados “Mártires de Argelia”, referidos al martirio de Fr. Pedro ClaverieOP, obispo de Orán, y 18 compañeros religiosos y religiosas asesinados por odio, desde 1994 a 1996, entre quienes se encuentran los siete monjes trapenses franceses que inspiraron la película “De dioses y hombres”.

Los cristianos no siempre sabemos captar algo que Pedro Claverie y sus compañeros mártires redescubrían con gozo cada vez que escuchaban el Evangelio: la profunda convicción de Jesús de que solo la no violencia puede salvar a la humanidad.

El 30 de enero celebrábamos en el colegio Santo Domingo de Guzmán de Oviedo ‘El Día de la Paz’. La celebración del ‘Día de la Paz’ fue la culminación de una semana dedicada a ‘Los Derechos Humanos’. ‘Paz’ y ‘Derechos Humanos’, un binomio indisoluble. Pero educarnos en la no-violencia y en el respeto a los derechos humanos no es sólo cuestión de un día, de una semana.

La vida entera de Jesús ha sido una llamada a resolver los problemas de la humanidad por caminos no violentos y desde el respeto a la dignidad de todo ser humano, sobre todo de los más débiles y empobrecidos, de las excluidos. La violencia tiende siempre a destruir y marginar; pretende solucionar los problemas de la convivencia arrasando al que considera enemigo, pero no hace sino poner en marcha una reacción en cadena que no tiene fin.

Jesús nos dice que el verdadero enemigo hacia el que tenemos que dirigir nuestra agresividad no es el otro, sino nuestro propio «yo egoísta», capaz de destruir a quien se nos opone.

Es una equivocación creer que el mal se puede detener con el mal y la injusticia con la injusticia. El respeto total al ser humano, tal como lo entiende Jesús, está pidiendo un esfuerzo constante por suprimir la mutua violencia y promover el diálogo y la búsqueda de una convivencia siempre más justa y fraterna.

Día a día hemos de construir entre todos una sociedad diferente, suprimiendo de raíz «el ojo por ojo y diente por diente» y cultivando una actitud reconciliadora difícil, pero posible. Las palabras de Jesús (al igual que las vidas de Fr. Pedro Claverie y compañeros mártires) nos interpelan y nos sostienen: «Amad a vuestros enemigos, haced el bien a los que os aborrecen».

Hay una convicción profunda en Jesús. Al mal no se le puede vencer a base de odio y violencia. Al mal se le vence solo con el bien. Como decía Martin Luther King, «el último defecto de la violencia es que genera una espiral descendente que destruye todo lo que engendra. En vez de disminuir el mal, lo aumenta».

Jesús no se detiene a precisar si, en alguna circunstancia concreta, la violencia puede ser legítima. Más bien nos invita a trabajar y luchar para que no lo sea nunca. Por eso es importante buscar siempre caminos que nos lleven hacia la fraternidad y no hacia el fratricidio.

Amar a los enemigos no significa tolerar las injusticias y retirarse cómodamente de la lucha contra el mal. Lo que Pedro Claverie y sus compañeros vieron con claridad es que no se lucha contra el mal cuando se destruye a las personas. Hay que combatir el mal, pero sin buscar la destrucción del adversario.

Pero no olvidemos algo importante. Esta llamada a renunciar a la violencia debe dirigirse no tanto a los débiles, que apenas tienen poder ni acceso alguno a la violencia destructora, sino sobre todo a quienes manejan el poder, el dinero o las armas, y pueden por ello oprimir violentamente a los más débiles e indefensos.

Fr. Ricardo Aguadé, OP

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Il discernimento nella tradizione domenicana

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Famiglia Domenicana della Provincia Romana

Santa Caterina da Siena

20 gennaio 2018

Angelicum

Giornata di Formazione

Il discernimento nella tradizione domenicana

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Contemplata aliis tradere

Famiglia Domenicana della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena – La presentazione e i video della Giornata di Studio 20 gennaio 2018 IL DISCERNIMENTO NELLA TRADIZIONE DOMENICANA

La presentazione e i video della Giornata di Studio 20 gennaio 2018 IL DISCERNIMENTO NELLA TRADIZIONE DOMENICANA

Contributo di un Laico Op della Famiglia Domenicana della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena – Giulia Lombardi

 

La presentazione Prezi Next qui sotto del contributo di Giulia Lombardi contiene anche il video, cliccando nel cerchio

 

mentre gli altri video si trovano nel cerchio “Famiglia Domenicana” 

http://

Presentazione

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Famiglia Domenicana della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena – Il VIDEO della Giornata di Studio 20 gennaio 2018 IL DISCERNIMENTO NELLA TRADIZIONE DOMENICANA

Contributo di un Laico Op della Famiglia Domenicana della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena – Giulia Lombardi

Il Video

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Contemplata aliis tradere

Famiglia Domenicana della Provincia Romana di Santa Caterina da Siena – Giornata di Studio 20 gennaio 2018 IL DISCERNIMENTO NELLA TRADIZIONE DOMENICANA

Famiglia Domenicana Giornata di Studio
20 gennaio 2018
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Contemplata aliis tradere Novembre 2017

7 novembre Festa di tutti i Santi domenicani – Plenaria Famiglia Domenicana della Provincia Romana

7 novembre tutti i santi domenicani
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Contemplata aliis tradere Maggio 2017

«Protesi verso la stessa cosa»

Il 31 maggio 2017, nel giorno della Visitazione di Maria ad Elisabetta, abbiamo contemplato i misteri gloriosi del rosario e, sotto la guida del Padre Antonio Coccolicchio OP, abbiamo offerto una breve meditazione per ciascun mistero, nella Cappella della Madonna dell’Archetto, Causa nostrae letitiae, a Roma.

Sacra Predicazione – gruppo guidato da Padre Antonio Coccolicchio OP
Rosario predicato – Cappella Madonna dell’Archetto, Roma 

 

Il terzo mistero glorioso, la discesa dello Spirito Santo sopra Maria e gli apostoli, è stato meditato alla luce della prontezza con cui Maria, la perfettamente piena di grazia, si mette in viaggio verso Elisabetta.

La traduzione italiana del testo di Atti 2,1 ci dice che gli apostoli “si trovavano tutti insieme nello stesso luogo”, quando venne dal cielo un rombo. Saremmo, allora, a prima vista tentati di immaginare gli apostoli sì, insieme, ma statici, ancora paralizzati dalla paura.

Ma è davvero corretto attribuire questo agli apostoli, dal momento che erano stati appena descritti come “perseveranti e concordi nella preghiera”, perché animati da uno stesso desiderio orientato verso un fine? infatti, con la forma avverbiale greca ‘homothymadon‘ che esprime il modo di essere secondo gli effetti (come indica il suffisso –ma) di uno stesso (homo) desiderio (thym-), non c’è possibilità di considerare questa prima comunità chiusa e autocentrata, ma dinamica e orientata verso Cristo. 

Il dinamismo della nozione di desiderio era già stato messo in luce da Aristotele e presentato ai suoi studenti come movimento verso ciò che è piacevole, che anche un semplice essere vivente, dotato soltanto del senso del tatto, può compiere, perché consapevole della differenza tra ciò che è piacevole e ciò che doloroso (da cui fugge). Per l’uomo, poi, essere vivente complesso, il dinamismo del desiderio resta, con l’aggiunta della capacità di discernere fra i piaceri e riconoscerne il bene, e discernere tra i beni e il bene ultimo. Per questo, il movimento stesso si trasforma in amore. 

Ecco, allora, che i discepoli non stanno insieme soltanto perché vicini spazialmente, ma è perché sono uniti da uno stesso legame, l’amore, che li muove verso lo stesso fine. 

Essi, infatti, sono rimasti insieme a Gerusalemme, come era stato ordinato loro da Gesù, per attendere l’adempimento del Padre Ed insieme con loro c’era anche Maria, che deve aver ripetuto quell’ammonimento delle nozze di Cana: “fate tutto quello che vi dirà”.

Gli apostoli attendono, sono rimasti a Gerusalemme, come Gesù aveva detto, ma sono protesi, tutti insieme, sostenuti da Maria, in attesa di qualcosa, della stessa cosa.

Ma questo orientamento comune nel versetto citato non deve essere solo sottinteso, sulla base del precedente avverbio homothumadon: nel testo greco, infatti, compare esplicitamente l’espressione ‘epi to auto’, ‘verso la stessa cosa’. Probabilmente, per dare risalto al fatto che gli apostoli fossero insieme e nello stesso luogo, è stato offuscato il valore di movimento verso della preposizione greca ‘epi‘. In effetti, è la locuzione avverbiale ‘homou’ che da sola esprime sia ‘insieme’ sia ‘nello (‘in’ come stato in luogo) stesso luogo’; mentre ‘epi to auto’ sta lì ad indicare il loro formare un’unità, perché protesi verso la stessa cosa. Gli apostoli non stavano insieme per vincere la paura, ma in attesa dello stesso fine.

Non volendo cadere nella trappola della pedanteria filologica, rimando alla tradizione patristica, per confermare il valore dinamico ed orientato ad un fine dell’espressione greca ‘epi to auto’: in particolare, il Santo Padre Agostino, subito all’inizio della sua Regola, in chiaro collegamento con l’esempio di vita degli apostoli descritta negli Atti, tiene per prima cosa a precisare il perché, a quale fine, sia la vita comunitaria: «1. 2. Il motivo essenziale per cui vi siete insieme riuniti è che viviate unanimi nella casa e abbiate unità di mente e di cuore protesi verso Dio (1. 2. Primum, propter quod in unum estis congregati, ut unianimes habitetis in domo et sit vobis anima una et cor unum in Deum) ». Ecco, è solo l’essere protesi verso Dio – in Deum – a dare il senso al loro stare insieme in una stessa casa. Nel nostro versetto degli Atti l’oggetto del loro essere protesi verso è ancora neutro – “la stessa cosa” (to auto), perché gli apostoli non conoscevano ancora che cosa dovevano attendere; sapevano già, tuttavia, che dovevano attendere, dovevano farsi trovare pronti, non conoscendo “i tempi o i momenti che il Padre ha riservato alla sua forza”. In effetti, lo Spirito Santo giunge all’improvviso, riempie tutta la casa e riempie ciascuno individualmente. Maria, colei che è la sola “perfettamente piena di grazia (kecharitomene)”, e, per questo, la sola ad essere stata capace di accogliere pienamente l’annuncio dell’Angelo e, con prontezza, mettersi subito in cammino, ora non poteva non essere insieme con gli apostoli, dopo che lo Spirito Santo ha riempito sia la casa, per fare di tanti-insieme una chiesa, sia ciascuno di loro individualmente, secondo la propria capacità, per aiutarli ad accoglierlo a loro volta in pienezza, a seconda delle loro capacità, e mettersi in cammino.

Sì, perché “quel lume – come dirà il Signore a Santa Caterina – che ogni intelletto ha ricevuto infuso per grazia sopra il lume naturale, […] ciascuno lo ha ricevuto secondo la sua capacità e secondo la disposizione a conoscere me, perché non spregio le disposizioni. […] Per questo modo l’ebbero gli apostoli dopo l’avvenimento dello Spirito Santo, che donò a loro questo lume sopra il lume naturale. […] Ognuno l’ha avuto in diversi modi, secondo la necessità della salute sua e delle creature, e a dichiarazione della scrittura santa” (Dialogo, LXXXV).

Perciò, come Papa Francesco ha indicato nell’Udienza Generale del 31 maggio 2017,

Lo Spirito è il vento che ci spinge in avanti, che ci mantiene in cammino, ci fa sentire pellegrini e forestieri, e non ci permette di adagiarci e di diventare un popolo “sedentario”.

Chiediamo alla Santa Madre Maria, causa della nostra letizia, che ci sostenga sempre, e ci renda tutti pronti e protesi ad andare dal Signore, accogliendo e rispondendo al modo in cui lo Spirito ci spingerà.