23 novembre 2016 Conferenza internazionale

Alleanza per la cura della casa comune

Ascolto, cliccando quconferenza-su-laudato-si-locandinai, del

Saluto iniziale del prof. Kureethadam e  Canto della preghiera di Papa Francesco Laudato si’,  musica M° Alberto Caruso

 

 

 

 

 

 

 

Giulia Lombardi

The metaphysics of interrelatedness in LS

abstract

According to the purpose of the afternoon session, namely to draw a road-map, to take forward the vision and mission of Laudato si’, in my communication, with the help of Greek philosophers, I’ll outline in some interrelated steps the lessons of the encyclical on the issues about the common home: 1. Taking into account metaphysics, the Greek notion of sophia, in order to avoid a partial interpretation of reality; 2. For sophia, increasingly acquired by human beings through learning-teaching relation to convey explanation – and not by means of an isolated accumulation of information – allows a panoramic view over realities, i.e. the Greek notion of theoria; 3. And theoria  allows to look at the multiplicity of reality in its unity, thanks to strong bonds, in Greek syndesmoi, connecting one thing with another in such way to form a real network; 4. For unity strengthened by syndesmoi exhibits a beautiful order, in Greek kosmos; 5. Finally, after acquiring farsightedness, realizing that the road-map is indeed a stepping stones upward journey all the sciences together are going on, aiming at the end of the kosmos with the awareness that there is an ultimate end outside our cosmos, which explains its inseparable connected unity.

Rispettando lo scopo della sessione pomeridiana, cioè quello di tracciare una road-map che tenga viva la visione e missione della Laudato si’, nella mia comunicazione, con l’aiuto dei filosofi greci, presenterò schematicamente in punti-guida interrelati gli ammonimenti presenti nell’enciclica sulle questioni riguardanti la casa comune: 1. Tenere conto della metafisica, la nozione greca di sophia, per evitare una interpretazione parziale della realtà; 2. la sophia, infatti, acquisita in crescendo dagli esseri umani per spiegazione, grazie alla relazione insegnamento-apprendimento – e non per mezzo di un isolato accumulo di informazione – permette una visione panoramica sulle realtà, cioè la nozione greca di theoria; 3. e la theoria permette di guardare alla molteplicità della realtà nella sua unità, grazie a forti legami, in greco syndesmoi, che connettono una cosa con l’altra in modo tale da formare una rete; 4. Infatti, l’unità tenuta insieme dai syndesmoi realizza un bell’ordine, in greco kosmos; 5. Infine, avendo acquistato una vista acuta, rendersi conto che la road-map altro non è che la salita di una gradinata fatta da tutte le scienze insieme, che punta al fine del kosmos, nella consapevolezza che c’è un fine ultimo al di fuori del nostro cosmo che spiega la sua inseparabile unità connessa.

 

22 Novembre 2016

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Consigli di lettura:

Luigia TINCANI, da Note di pedagogia generale, tesi di laurea 1925 (ASMS 6, 3)

Nel nostro cammino comune verso l’età piena dei figli di Dio, tutto ciò che io posso fare per i miei fratelli è, in ultima analisi, farmi dinanzi ad essi una materia vivente in cui possano leggere realizzata l’idea che vorrei si facesse luce e forza nel loro cammino. Educazione può essere così intesa come la vera arte e poesia della vita; non posso che offrire loro la coerenza della mia mente, del mio cuore, delle mie azioni, delle mie parole, come l’artista offre l’opera in cui ha messo il fremito vivo della sua arte.

Perché la verità è questa: non facciamo mai del bene intorno a noi, non siamo mai educatori, se non per mezzo del nostro valore morale, per la forza delle nostre convinzioni, per la realtà cioè di attuazione che il nostro ideale morale ha raggiunto in noi.

Perciò se vogliamo farci educatori è più necessario che ci preoccupiamo di far vivere in noi, piuttosto che far vivere negli altri, l’ideale che vagheggiamo.

 

DISCORSO DI PAOLO VI DURANTE LA VISITA AL PONTIFICIO ATENEO SALESIANO

Sabato, 29 ottobre 1966

Tanto più cordiale e spontaneo sgorga dal Nostro animo il compiacimento per la rinnovata sede di questo Ateneo in quanto esso, nel quadro dell’alta cultura ecclesiastica romana, si inserisce con un suo volto, con una sua particolare fisionomia che ne accresce il valore e il prestigio.

Infatti oltre che offrire una superiore iniziazione accademica nelle varie discipline ecclesiastiche, il vostro Ateneo è un’opera che s’innesta nella tradizione educatrice salesiana. Voi siete gli eredi di quel prezioso patrimonio di dottrine pedagogiche che fanno capo al vostro santo Fondatore, e che hanno ovunque operato meraviglie di opere, di risultati benefici, di conquiste scientifiche e morali.

Anzi, voi non siete soltanto eredi passivi, ma eccellenti e modernissimi promotori. Ne è luminosa testimonianza la fiorentissima vostra Facoltà di Pedagogia che nella sua nuova sede oggi rappresenta quasi il coronamento di un secolo di sforzi e di studi in questo campo, ed impegna un qualificato manipolo di studiosi al ripensamento, alla coscienza, alla formulazione scientifica della pedagogia, giustamente chiamata «ars artium», fin dalla più antica età cristiana. […] Il pensiero che un nuovo strumento – e quale magnifico strumento! – è qui costituito – per la formazione e per la cultura delle giovani generazioni reca conforto ed esultanza al Nostro spirito, per l’affetto che sempre abbiamo portato alla gioventù ed ora ancor più per la carità paterna e pastorale del Nostro apostolico ufficio.

Ma ricordiamo bene: questa nuova sede con tutte le sue moderne attrezzature non può considerarsi che come uno strumento. E come rispetto ad uno strumento musicale, per quanto bello e perfetto, ciò che maggiormente conta è l’artista che lo adopera e lo domina e la musica che per suo mezzo viene eseguita, così anche nel caso nostro non si deve sopravalutare lo strumento trascurando gli altri coefficienti dell’opera educativa. Ciò che ora più contano, sono gli artisti che devono adoperarlo, i maestri cioè che dovranno formare in questo Istituto qualificate schiere di educatori cristiani; così pure la dottrina pedagogica, ai cui principi dovrà ispirarsi la loro opera.

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16 Novembre 2016

16 novembre 2016 ore 1816-novembre-2016

Accademia Urbana delle Arti

Giulia Lombardi L’architettonica dei saperi e il ruolo dell’arte

Quale idea oggi di scienza, quale di tecnica, quale di arte e artigianato? Che cosa hanno in comune oggi scienza, tecnica, arte e artigianato? Siamo in grado di evidenziarne le differenze? Le relazioni? ‘Specializzazione’ è ancora sinonimo di ‘autosufficienza’?

Nella consapevolezza del bisogno, al contempo, di multidisciplinarità e di interdisciplinarità, perché ostinarci a stabilire relazioni senza un principio di ordine?

L’incontro del 16 novembre prossimo all’Accademia Urbana delle Arti sarà l’occasione per verificare insieme l’utilità di riprendere l’antica nozione di architettonica e di dare ai nostri saperi, così come alle conseguenti attività e produzioni, una struttura che sia ben fondata, come si richiede ad una costruzione, variamente articolata e collegata, come i rami di un albero a testa in giù, o come i fili di un telaio, e in cui tutti i componenti siano orientati verso lo stesso fine che faccia da principio regolatore, l’archê, appunto: parola greca da cui deriva la prima parte di ‘architettonica’. Per la seconda parte, ‘-tettonica’, bisogna rifarci al termine ‘tektôn‘, con il quale, già in epoca arcaica, si designava un particolare lavoratore manuale, il carpentiere, colui che lavorava il legno, specialmente per la costruzione delle navi.

Ma per la fama del mastro-cantiere, i cui nomi sono citati anche da Omero nell’elenco delle navi achee, perché capace, grazie al suo sguardo di insieme sul lavoro finale, di guidare e coordinare il lavoro specifico degli altri tektones nella realizzazione delle singole parti della nave, si riservava a lui l’appellativo di architekton; non solo, ad esso era spesso accostato quello di sophos, di sapiente.

Nel corso del tempo, dal mastro-cantiere per la costruzione della nave l’appellativo di architektôn passa al mastro-cantiere per la costruzione del tempio dedicato a un dio; a questi si richiedeva, per raggiungere il fine ultimo dovuto:

  • La conoscenza del terreno e dei materiali, per la buona fondazione e stabilità dell’edificio
  • lo sguardo panoramico sulla molteplicità e varietà di compiti da assolvere per garantire l’unità dell’insieme
  • la capacità di collegare tutte le varie e molteplici attività e le relative parti del tempio, per garantire ordine e bellezza, cioè kosmos, all’edificio.

Noi oggi come lo chiameremmo questo architektôn: artigiano? Artista? Tecnico? Scienziato?

Per sbrogliare questa matassa ci faremo aiutare da Aristotele, perché è da lui che è stata ripresa l’espressione “architettonica”, traslitterando l’aggettivo femminile ‘architectônikê’, ed è lui che se ne serve per qualificare il sostantivo ‘techne’: questo termine è, in effetti, per noi oggetto del contendere tra un senso di scienza, di tecnica, di arte e di artigianato.

10 novembre 2016

PUU Facoltà di Filosofia Seminari Docenti e Dottorandi 2016/17 L’ARCHITETTONICA ARISTOTELICA DELLE SCIENZE – Primo Incontro Prof.ssa Giulia Lombardi

 

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