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Mercoledì Cateriniani – 28 febbraio 2018: Anisoara Tatar

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Verso il Sinodo dei Vescovi 2018

Discernimento e innamoramento

Un itinerario di fede con santa Caterina da Siena

 

Mercoledì 28 febbraio 2018

A cura di Anna Tatar

 

IL LUME DELLA FEDE

Riconoscere e mettere a fuoco la vera identità di ogni persona umana, al di là delle sovrastrutture e alterazioni che possono averne appannato l’immagine impressa dal Creatore, consente di scoprire e gustare il sapore della vita in qualunque situazione. Il lume della fede rende possibile percorrere questa via, e Caterina a conclusione del suo dialogo con il Padre gliene chiede il dono; lo fa non solo per sé, ma per tutti coloro che in quel suo libro si vedranno immagine di Dio e cercheranno il senso della propria stessa vita:

 

“Nel tuo lume m’hai dato lume: nella tua sapienza ho conosciuto la verità, nella tua clemenza ho trovato la tua carità e dilezione del prossimo. Chi T’ha costretto? Non le mie virtù, ma solo la carità tua.

Questo medesimo amore ti costringa ad illuminare l’occhio del mio intelletto con il lume della fede, in modo che io conosca la verità tua manifestata a me. Dammi che la memoria sia capace di ritenere i tuoi benefici, e la volontà arda nel fuoco della tua carità.

Questa stessa cosa ti chiedo di cuore per ogni creatura che ha in sé ragione, in comune e in particolare, e per il corpo mistico che è la santa Chiesa. Io confesso, e non lo nego, che Tu m’amasti prima che io fossi e che Tu m’ami ineffabilmente, come pazzo della tua creatura.

(…) Io ho gustato e veduto, col lume dell’intelletto, nel lume tuo l’abisso tuo, Trinità eterna, e la bellezza della tua creatura. E così, guardando me in Te, mi vidi essere immagine tua: perché Tu mi rendi partecipe della potenza di Te, Padre eterno, e della sapienza tua nell’intelletto, ed essa è appropriata all’unigenito tuo Figlio; lo Spirito Santo, che procede da Te e dal Figlio tuo, m’ha dato la volontà, e così sono capace di amare.

Tu, Trinità eterna, sei creatore ed io, tua creatura, ho conosciuto, nella ri-creazione che mi facesti nel sangue del tuo Figlio, che Tu sei innamorato della bellezza della tua creatura.

O abisso, o deità eterna, o mare profondo! E che più potevi dare a me che dare Te stesso? Tu sei fuoco che sempre ardi e non consumi, Tu sei fuoco che consumi nel tuo calore ogni amore egoistico dell’anima, Tu sei fuoco che togli ogni freddezza, Tu illumini. Col lume tuo m’hai fatto conoscere la tua verità: Tu sei quel lume sopra ogni lume che dài lume soprannaturale all’occhio dell’intelletto, in tanta abbondanza e perfezione che Tu rischiari il lume che è la fede. Nella fede vedo che l’anima mia ha vita, e in questo lume riceve Te, lume.

Nel lume della fede acquisto la sapienza, mediante la sapienza che è il Verbo, tuo Figlio; nel lume della fede sono forte, costante e perseverante; nel lume della fede spero: non mi lascia venire meno nel cammino. Questo lume m’insegna la via, e senza questo lume camminerei in mezzo alle tenebre: e perciò ti dissi, Padre eterno, che Tu m’illuminassi con il lume che è la santissima fede.

Veramente questo lume è un mare, perché nutre l’anima in Te, mare pacifico, Trinità eterna. L’acqua non è torbida, e perciò non c’è timore, perché si conosce la verità; è distillata, perché manifesta le cose occulte, e così, dove abbonda l’abbondantissimo lume della fede in Te, quasi rende certa l’anima di quello che crede. È uno specchio, per mezzo del quale Tu, Trinità eterna, mi fai conoscere: perché guardando in questo specchio, tenendolo con la mano dell’amore, esso rende me, che sono tua creatura, presente in Te, e Te in me, per l’unione che facesti della deità con l’umanità nostra.

In questo lume conosco ed esso mi rende presente Te, sommo e infinito bene: bene sopra ogni bene, bene felice, bene incomprensibile e bene inestimabile, bellezza sopra ogni bellezza, sapienza sopra ogni sapienza; anzi, Tu sei la sapienza stessa. Tu, cibo degli angeli, con fuoco d’amore ti sei dato agli uomini. Tu, veste che ricopri ogni nudità, pasci gli affamati con la dolcezza tua: sei dolce senza niente di amaro.

O Trinità eterna, nel lume tuo, che hai dato a me, io ricevendolo mediante il lume che è la santissima fede, attraverso molte e sorprendenti illuminazioni ricevute dalle tue spiegazioni, ho conosciuto la via della grande perfezione, in modo che con lume e non con tenebre io serva a Te, sia specchio di buona e santa vita, e mi levi dalla miserabile vita mia, perché sempre, per mio difetto, t’ho servito in tenebre. Non ho conosciuto la tua verità e perciò non l’ho amata. Perché non ti conobbi? Perché io non Ti vidi col glorioso lume che è la santissima fede, perché la nuvola dell’amore proprio offuscò l’occhio del mio intelletto. E Tu, Trinità eterna, col lume tuo dissolvesti la tenebra.

E chi potrà raggiungere la tua altezza e renderti grazie di tanto smisurato dono e larghi benefici quanti Tu hai dati a me, cioè la dottrina della verità che Tu m’hai data? Questa dottrina è una grazia particolare, oltre alla generale che Tu dài alle altre creature: hai voluto accondiscendere alla necessità mia e delle altre creature che dentro ci si specchieranno.

Tu rispondi, Signore: Tu medesimo hai dato e tu medesimo rispondi e soddisfa, infondendo un lume di grazia in me, in modo che con questo lume io ti renda grazie. Vestimi, vestimi di Te, Verità eterna, sì che io corra questa vita mortale con vera obbedienza e col lume che è la santissima fede, un lume con il quale pare che in modo nuovo inebri l’anima mia. Deo gratias. Amen.

S. Caterina da Siena, Dialogo, c. 167.

 

 

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