Siena e la decisione di un Palio Straordinario – Il pensiero di Paolo Lombardi

Lo straordinario del Palio

Palio della Pace
Ecomuseo Siena

Per noi Senesi, per non parlare di noi Lecaioli, il Centenario della fine della Prima Guerra Mondiale ci riporta al Palio del 2 luglio 1919, quando viene ricordata senza trionfalismi nel drappellone (vinto dal Leocorno e per me tra i più belli, se non  il più bello di tutti ): la spada è spezzata e volta in giù; la Nike innalza verso la Madonna di Provenzano una rama di ulivo, segno inequivocabile di quella pace tanto desiderata.

Altresì, sul palco delle comparse furono accolti invalidi e reduci ancora curati negli ospedali militari senesi, e in loro onore, su proposta del Lupaiolo Augusto Pacini, fu eseguita la sbandierata collettiva, rimasta poi a chiusura del Corteo Storico.

Lontano da Siena, non so quanti abbiano fatto riferimento – in questi giorni di discussioni – a quel Palio di luglio che tornava ad essere corso nella sua ordinarietà, mentre erano ancora vivi gli echi della guerra che il Papa di allora definì “un’inutile strage”. La memoria è corta e ai più è corsa all’ultimo Palio straordinario, quello del Duemila, sottolineando, quasi con nostalgia, che siamo stati diciott’anni senza.  Capisco chi desidererebbe veder correre un Palio in più: pensate quanti pochi ormai restano da vedere a me.

Il Palio è straordinario in sé, nella sua liturgia e nella sua cadenza.

Ora, difendiamolo da noi stessi e da quanti vorrebbero tirarlo di qua e di là a loro piacimento.

Paolo Lombardi

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