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Joint Diploma Ecologia Integrale

Tempo del Creato

https://seasonofcreation.org/it

Il monito di Papa Francesco, “Ascoltare il grido della Terra e il grido dei Poveri”, è ancora più radicale e incisivo nelle parole di Sant’Agostino:

cercare chi ha bisogno:

tu devi cercare, perché nessuno abbia bisogno

https://www.augustinus.it/italiano/esposizioni_salmi/index2.htm

Tu devi quindi cercare, perché nessuno abbia bisogno, e non devi dire: ” Se mi chiederà qualcosa gliela darò “. Aspetti dunque che te la chieda? Nutriresti forse il bove di Dio come un mendico di passaggio?

https://www.augustinus.it/italiano/esposizioni_salmi/index2.htm

essere osservatori curiosi:

Ma come dici – posso cercare? Devi essere un osservatore curioso e previdente: guarda e considera come ciascuno viva, come se la passi e come si trovi. Non ti sarà certo rimproverata una tale curiosità, perché così sarai una terra che produce il fieno per i giumenti e l’erba per il servizio degli uomini. Sii curioso e preoccupati del bisognoso e del povero.

https://www.augustinus.it/italiano/esposizioni_salmi/index2.htm

Sant’Agostino non ammette la scusa “Non lo sapevamo”

Perciò, fratelli miei, in questo dovete essere osservatori curiosi, ed allora scoprirete – sol che vogliate davvero scoprirla – l’indigenza di tanti servi di Dio. Ma il fatto è che vi piace ricorrere alla scusa che vi fa dire: “Non lo sapevamo”; per questo non riuscite a scoprirla.

https://www.augustinus.it/italiano/esposizioni_salmi/index2.htm

L’omissione è il contrario della missione

Papa Francesco http://www.vatican.va/content/francesco/it/homilies/2019/documents/papa-francesco_20191001_omelia-vespri-mesemissionario.html

Lettura del testo

Sant’Agostino

Esposizione sul Salmo 103

dal Discorso 3

Sante astuzie per scoprire il bisognoso e soccorrerlo.

10. Perciò i predicatori della parola sono ad un tempo giumenti e servitori. Produca allora la terra, se è stata irrigata, il fieno per i giumenti e l’erba per il servizio degli uomini. Tale dev’essere il frutto, perché possa trovar compimento ciò che è detto nel Vangelo: Affinché essi vi ricevano nelle dimore eterne 59Bada a quel che fai del fieno, bada a quel che compri con una cosa tanto vile. Affinché essi – si dice – vi ricevano nelle dimore eterne, cioè vi riceveranno in quello stesso luogo in cui essi saranno. E perché questo? Perché chi accoglie un giusto in qualità di giusto, riceverà la mercede del giusto, e chi accoglie un profeta in qualità di profeta, riceverà la mercede del profeta; e chi darà un bicchiere di acqua fresca ad uno di questi piccoli solo perché è mio discepolo, in verità vi dico che non perderà la sua mercede 60Quale mercede non perderà? Essi vi riceveranno nelle dimore eterne. Chi dunque non si affretterebbe? Chi non correrebbe con più speditezza? Se siete terra, irrigatevi del frutto delle opere di Dio e non dite: “Non ci sono coloro con cui poter produrre questo frutto: i nostri predicatori, i giumenti che trebbiano, cioè gli uomini che ci servono, non hanno bisogno di noi”. Ciononostante tu devi cercare, perché nessuno abbia bisogno, ed infine anche chi non ha bisogno, deve trovare in te quel che magari rifiuta di ricevere. In questo caso egli riceve da te la buona volontà e tu riceverai la pace; anche se non vuole quel che ti ha dato, egli esige da te il frutto 61Tu devi quindi cercare, perché nessuno abbia bisogno, e non devi dire: ” Se mi chiederà qualcosa gliela darò “. Aspetti dunque che te la chieda? Nutriresti forse il bove di Dio come un mendico di passaggio? A lui che chiede tu dai, perché sta scritto: Da’ a chiunque ti chieda 62E dell’altro che cosa sta scritto? Beato colui che si preoccupa del bisognoso e del povero 63Cerca a chi poter dare, perché beato è colui che si preoccupa del bisognoso e del povero, colui che previene l’invocazione di chi gli chiederà. E se tra voi dei soldati di Cristo si trovano nella necessità di chiedere, badate che non abbiano a giudicarvi prima di chiedere. Ma come dici – posso cercare? Devi essere un osservatore curioso e previdente: guarda e considera come ciascuno viva, come se la passi e come si trovi. Non ti sarà certo rimproverata una tale curiosità, perché così sarai una terra che produce il fieno per i giumenti e l’erba per il servizio degli uomini. Sii curioso e preoccupati del bisognoso e del povero. Uno viene da te per chiedere, mentre un altro devi prevenirlo perché non chieda! Difatti come di quello che viene a cercarti è stato detto: Da’ a chiunque ti chieda, così di quello che devi tu cercare è stato detto: Si consumi l’elemosina nella tua mano, finché tu non trovi il giusto a cui consegnarla. Bisogna dare infatti anche a questi poveri che chiedono, poiché Dio non ha proibito di far loro l’elemosina. Proprio di essi Cristo dice: Quando fai un banchetto, invita i ciechi, gli zoppi, i deboli, quelli che non hanno modo di ricambiare; ma la retribuzione ti sarà data nella risurrezione dei giusti 64Invita anche quelli, ciba anche quelli; mangia quando essi mangiano, rallegrati quando essi si nutrono, perché mentre essi si nutrono del tuo pane, tu ti nutri della giustizia di Dio. Nessuno deve dirvi: ” Cristo ha comandato di dare al servo di Dio, ma non di dare al mendico “. Tutt’altro: solo un empio potrebbe parlare cosìDevi invece dare a quello, ma molto di più a quell’altro. Quello infatti chiede, e proprio attraverso la voce di chi chiede puoi riconoscere a chi dare; nel caso dell’altro, quanto meno egli chiede, tanto più tu devi fare attenzione per prevenirlo mentre sta per chiedere, o anche, forse, ora non chiede ma un giorno ti condannerà. Perciò, fratelli miei, in questo dovete essere osservatori curiosi, ed allora scoprirete – sol che vogliate davvero scoprirla – l’indigenza di tanti servi di Dio. Ma il fatto è che vi piace ricorrere alla scusa che vi fa dire: “Non lo sapevamo”; per questo non riuscite a scoprirla.

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Joint Diploma Ecologia Integrale

Papa Francesco: “Proteggere ogni vita significa avere uno sguardo contemplativo”

VIAGGIO APOSTOLICO DI SUA SANTITÀ FRANCESCO
IN THAILANDIA E GIAPPONE

(19 – 26 NOVEMBRE 2019)

JDEI:
Ascoltare i discorsi di Papa Francesco con gli echi della Laudato si’

Sabato, 23 novembre 2019, nell’ INCONTRO CON I VESCOVI presso la Nunziatura Apostolica (Tokyo), il Santo Padre Francesco, nel suo discorso ha pronunciato le seguenti parole:

Questo viaggio apostolico è contrassegnato dal motto “Proteggere ogni vita”, che può ben simboleggiare il nostro ministero episcopale.

Il vescovo è colui che il Signore ha chiamato in mezzo al suo popolo, per restituirlo come pastore capace di proteggere ogni vita, e questo determina in una certa misura lo scenario a cui dobbiamo puntare.

La missione in queste terre è stata caratterizzata da una forte ricerca di inculturazione e dialogo, che ha permesso il formarsi di nuove modalità indipendenti da quelle sviluppate in Europa.

Sappiamo che, fin dall’inizio, sono stati utilizzati scritti, teatro, musica e ogni genere di strumenti, per la gran parte in lingua giapponese. Questo fatto dimostra l’amore che i primi missionari sentivano per queste terre. 

Proteggere ogni vita significa, in primo luogo, avere uno sguardo contemplativo capace di amare la vita di tutto il popolo a voi affidato, per riconoscere in esso prima di tutto un dono del Signore. «Perché solo quello che si ama può essere salvato. Solo quello che si abbraccia può essere trasformato» (Discorso nella Veglia con i giovani, Panama, 26 gennaio 2019). 

Principio di incarnazione, che può aiutarci a porci davanti ad ogni vita come a un dono gratuito, al di sopra di altre considerazioni, valide ma secondarie. Proteggere ogni vita e annunciare il Vangelo non sono due cose separate né contrapposte: si richiamano e si esigono a vicenda.

Entrambe significano stare attenti e vigilanti rispetto a tutto ciò che oggi può impedire, in queste terre, lo sviluppo integrale delle persone affidate alla luce del Vangelo di Gesù.

Rintracciamo i vari passi della Laudato si’, nei quali occorre il riferimento allo sguardo contemplativo

Le parole della LAUDATO SI’: contemplazione

12. D’altra parte, san Francesco, fedele alla Scrittura, ci propone di riconoscere la natura come uno splendido libro nel quale Dio ci parla e ci trasmette qualcosa della sua bellezza e della sua bontà: «Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore » (Sap 13,5) e «la sua eterna potenza e divinità vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute » (Rm 1,20). […] Il mondo è qualcosa di più che un problema da risolvere, è un mistero gaudioso che contempliamo nella letizia e nella lode.

73. Gli scritti dei profeti invitano a ritrovare la forza nei momenti difficili contemplando il Dio potente che ha creato l’universo. La potenza infinita di Dio non ci porta a sfuggire alla sua tenerezza paterna, perché in Lui affetto e forza si coniugano. In realtà, ogni sana spiritualità implica allo stesso tempo accogliere l’amore divino e adorare con fiducia il Signore per la sua infinita potenza. Nella Bibbia, il Dio che libera e salva è lo stesso che ha creato l’universo, e questi due modi di agire divini sono intimamente e indissolubilmente legati: «Ah, Signore Dio, con la tua grande potenza e la tua forza hai fatto il cielo e la terra; nulla ti è impossibile […]. Tu hai fatto uscire dall’Egitto il tuo popolo Israele con segni e con miracoli» (Ger 32,17.21). «Dio eterno è il Signore, che ha creato i confini della terra. Egli non si affatica né si stanca, la sua intelligenza è inscrutabile. Egli dà forza allo stanco e moltiplica il vigore allo spossato» (Is 40,28b-29).

85. Dio ha scritto un libro stupendo, «le cui lettere sono la moltitudine di creature presenti nell’universo». 54 ( Giovanni Paolo II, Catechesi,30 gennaio 2002, 6: Insegnamenti 25/1 (2002), 140. ) I Vescovi del Canada hanno espresso bene che nessuna creatura resta fuori da questa manifestazione di Dio: «Dai più ampi panorami alle più esili forme di vita, la natura è una continua sorgente di meraviglia e di reverenza. Essa è, inoltre, una rivelazione continua del divino». 55 [ 55 Conferenza dei Vescovi Cattolici del Canada. Commissione Affari Sociali, Lettera pastorale “You Love All That Exists… All Things Are Yours, God, Lover of Life” (4 ottobre 2003), 1. ] I Vescovi del Giappone, da parte loro, hanno detto qualcosa di molto suggestivo: «Percepire ogni creatura che canta l’inno della sua esistenza è vivere con gioia nell’amore di Dio e nella speranza ». 56 è 56 Conferenza dei Vescovi Cattolici del Giappone, Reverence for Life. A Message for the Twenty-First Century (1 gennaio 2001), 89.] Questa contemplazione del creato ci permette di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare, perché «per il credente contemplare il creato è anche ascoltare un messaggio, udire una voce paradossale e silenziosa ». 57 [ 57 Giovanni Paolo II, Catechesi (26 gennaio 2000), 5: Insegnamenti 23/1 (2000), 123. ] Possiamo dire che « accanto alla rivelazione propriamente detta contenuta nelle Sacre Scritture c’è, quindi, una manifestazione divina nello sfolgorare del sole e nel calare della notte ». 58 [ 58 Id., Catechesi (2 agosto 2000), 3: Insegnamenti 23/2 (2000), 112. ] Prestando attenzione a questa manifestazione, l’essere umano impara a riconoscere sé stesso in relazione alle altre creature: «Io mi esprimo esprimendo il mondo; io esploro la mia sacralità decifrando quella del mondo». 59 [ 59 Paul Ricœur, Philosophie de la volonté. 2. Finitude et Culpabilité, Paris 2009, 216 (trad. it.: Finitudine e colpa, Bologna, 1970, 258).]

86. L’insieme dell’universo, con le sue molteplici relazioni, mostra al meglio la ricchezza inesauribile di Dio. San Tommaso d’Aquino ha sottolineato sapientemente che la molteplicità e la varietà provengono «dall’intenzione del primo agente », il Quale ha voluto che « ciò che manca a ciascuna cosa per rappresentare la bontà divina sia supplito dalle altre cose », 60 [ 60 Summa Theologiae I, q. 47, art. 1. ] perché la sua bontà «non può essere adeguatamente rappresentata da una sola creatura ». 61 [ 61 Ibid. ] Per questo, abbiamo bisogno di cogliere la varietà delle cose nelle loro molteplici relazioni.62 [ 62 Cfr ibid., art. 2, ad. 1; art. 3. ] Dunque, si capisce meglio l’importanza e il significato di qualsiasi creatura, se la si contempla nell’insieme del piano di Dio. Questo insegna il Catechismo: «L’interdipendenza delle creature è voluta da Dio. Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l’aquila e il passero: le innumerevoli diversità e disuguaglianze stanno a significare che nessuna creatura basta a se stessa, che esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio le une delle altre ». 63 [63 Catechismo della Chiesa Cattolica, 340. ]

Andiamo a leggere direttamente il Catechismo della Chiesa Cattolica

Catechismo della Chiesa Cattolica
PARTE PRIMA 
LA PROFESSIONE DELLA FEDE
SEZIONE SECONDA: 
LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA
CAPITOLO PRIMO 
IO CREDO IN DIO PADRE
ARTICOLO 1
«IO CREDO IN DIO, PADRE ONNIPOTENTE, 
CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA»
Paragrafo 5
IL CIELO E LA TERRA
II. Il mondo visibile
337 È Dio che ha creato il mondo visibile in tutta la sua ricchezza, la sua varietà e il
suo ordine.
La Scrittura presenta simbolicamente l’opera del Creatore come un susseguirsi di sei
giorni di «lavoro» divino, che terminano nel « riposo » del settimo giorno. 445 
Il testo sacro, riguardo alla creazione, insegna verità rivelate da Dio per la nostra
salvezza, 446 che consentono di « riconoscere la natura intima di tutta la creazione,
il suo valore e la sua ordinazione alla lode di Dio ». 447
338 Non esiste nulla che non debba la propria esistenza a Dio Creatore.
Il mondo ha avuto inizio quando è stato tratto dal nulla dalla Parola di Dio;
tutti gli esseri esistenti, tutta la natura, tutta la storia umana si radicano in questo
evento primordiale: è la genesi della formazione del mondo e dell’inizio del tempo. 448
339 Ogni creatura ha la sua propria bontà e la sua propria perfezione.
Per ognuna delle opere dei « sei giorni » è detto: « E Dio vide che ciò era buono ».
« È dalla loro stessa condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria
consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine ». 449 
Le varie creature, volute nel loro proprio essere, riflettono, ognuna a suo modo, un
raggio dell’infinita sapienza e bontà di Dio.
Per questo l’uomo deve rispettare la bontà propria di ogni creatura, per evitare un
uso disordinato delle cose, che disprezza il Creatore e comporta conseguenze
nefaste per gli uomini e per il loro ambiente.
340 L’interdipendenza delle creature è voluta da Dio.
Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l’aquila e il passero: le innumerevoli diversità
e disuguaglianze stanno a significare che nessuna creatura basta a se stessa, che
esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente,
al servizio le une delle altre.
341 La bellezza dell’universo.
L’ordine e l’armonia del mondo creato risultano dalla diversità degli esseri e dalle
relazioni esistenti tra loro.
L’uomo li scopre progressivamente come leggi della natura.
Essi sono oggetto dell’ammirazione degli scienziati.
La bellezza della creazione riflette la bellezza infinita del Creatore.
Deve ispirare il rispetto e la sottomissione dell’intelligenza e della volontà dell’uomo.
342 La gerarchia delle creature è espressa dall’ordine dei « sei giorni », che va dal
meno perfetto al più perfetto.
Dio ama tutte le sue creature, 450 si prende cura di ognuna, perfino dei passeri.
Tuttavia, Gesù dice: « Voi valete più di molti passeri » (Lc 12,7), o ancora: « Quanto è più
prezioso un uomo di una pecora! » (Mt 12,12).
343 L’uomo è il vertice dell’opera della creazione.
Il racconto ispirato lo esprime distinguendo nettamente la creazione dell’uomo da
quella delle altre creature. 451
344 Esiste una solidarietà fra tutte le creature per il fatto che tutte hanno il
medesimo Creatore e tutte sono ordinate alla sua gloria:
« Laudato si’, mi’ Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messer lo frate sole,
lo qual è iorno; et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione…
Laudato si’, mi’ Signore, per sora acqua,
la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta…
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba…
Laudate e benedicete mi’ Signore et rengratiate
et servitelo cum grande humilitate ». 452
345 Il Sabato – fine dell’opera dei « sei giorni ». 
Il testo sacro dice che « Dio nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva
fatto » e così « furono portati a compimento il cielo e la terra »; Dio « cessò nel settimo
giorno da ogni suo lavoro », « benedisse il settimo giorno e lo consacrò » (Gn 2,1-3).
Queste parole ispirate sono ricche di insegnamenti salutari.
346 Nella creazione Dio ha posto un fondamento e leggi che restano stabili, 453 
sulle quali il credente potrà appoggiarsi con fiducia, e che saranno per lui il segno e il
pegno della incrollabile fedeltà dell’alleanza di Dio. 454 
Da parte sua, l’uomo dovrà rimanere fedele a questo fondamento e rispettare le
leggi che il Creatore vi ha inscritte.
347 La creazione è fatta in vista del sabato e quindi del culto e dell’adorazione di Dio.
Il culto è inscritto nell’ordine della creazione. 455 
« Operi Dei nihil praeponatur » – « Nulla si anteponga all’opera di Dio », dice la Regola
di san Benedetto, 456 indicando in tal modo il giusto ordine delle preoccupazioni
umane.
348 Il sabato è nel cuore della Legge di Israele. Osservare i comandamenti equivale a
corrispondere alla sapienza e alla volontà di Dio espresse nell’opera della creazione.
349 L’ottavo giorno. Per noi, però, è sorto un giorno nuovo: quello della risurrezione
di Cristo. Il settimo giorno porta a termine la prima creazione.
L’ottavo giorno dà inizio alla nuova creazione.
Così, l’opera della creazione culmina nell’opera più grande della redenzione.
La prima creazione trova il suo senso e il suo vertice nella nuova creazione in Cristo,
il cui splendore supera quello della prima. 457

Torniamo ai passi della Laudato si’ in cui compare la parola ‘contemplazione’.

97. Il Signore poteva invitare gli altri ad essere attenti alla bellezza che c’è nel mondo, perché Egli stesso era in contatto continuo con la natura e le prestava un’attenzione piena di affetto e di stupore. Quando percorreva ogni angolo della sua terra, si fermava a contemplare la bellezza seminata dal Padre suo, e invitava i discepoli a cogliere nelle cose un messaggio divino: «Alzate i vostri occhi e guardate i campi, che già biondeggiano per la mietitura » (Gv 4,35). «Il regno dei cieli è simile a un granello di senape, che un uomo prese e seminò nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande delle altre piante dell’orto e diventa un albero» (Mt 13,31-32).

100. Il Nuovo Testamento non solo ci parla del Gesù terreno e della sua relazione tanto concreta e amorevole con il mondo. Lo mostra anche risorto e glorioso, presente in tutto il creato con la sua signoria universale: «È piaciuto infatti a Dio che abiti in lui tutta la pienezza e che per mezzo di lui e in vista di lui siano riconciliate tutte le cose, avendo pacificato con il sangue della sua croce sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli» (Col 1,19-20). Questo ci proietta alla fine dei tempi, quando il Figlio consegnerà al Padre tutte le cose, così che «Dio sia tutto in tutti» (1 Cor 15,28). In tal modo, le creature di questo mondo non ci si presentano più come una realtà meramente naturale, perché il Risorto le avvolge misteriosamente e le orienta a un destino di pienezza. Gli stessi fiori del campo e gli uccelli che Egli contemplò ammirato con i suoi occhi umani, ora sono pieni della sua presenza luminosa.

Lo sguardo contemplativo sulle opere delle mani dell’uomo

103. La tecnoscienza, ben orientata, è in grado non solo di produrre cose realmente preziose per migliorare la qualità della vita dell’essere umano, a partire dagli oggetti di uso domestico fino ai grandi mezzi di trasporto, ai ponti, agli edifici, agli spazi pubblici. È anche capace di produrre il bello e di far compiere all’essere umano, immerso nel mondo materiale, il “salto” nell’ambito della bellezza. Si può negare la bellezza di un aereo, o di alcuni grattacieli? Vi sono preziose opere pittoriche e musicali ottenute mediante il ricorso ai nuovi strumenti tecnici. In tal modo, nel desiderio di bellezza dell’artefice e in chi quella bellezza contempla si compie il salto verso una certa pienezza propriamente umana.

112. È possibile, tuttavia, allargare nuovamente lo sguardo, e la libertà umana è capace di limitare la tecnica, di orientarla, e di metterla al servizio di un altro tipo di progresso, più sano, più umano, più sociale e più integrale. La liberazione dal paradigma tecnocratico imperante avviene di fatto in alcune occasioni. Per esempio, quando comunità di piccoli produttori optano per sistemi di produzione meno inquinanti, sostenendo un modello di vita, di felicità e di convivialità non consumistico. O quando la tecnica si orienta prioritariamente a risolvere i problemi concreti degli altri, con l’impegno di aiutarli a vivere con più dignità e meno sofferenze. E ancora quando la ricerca creatrice del bello e la sua contemplazione riescono a superare il potere oggettivante in una sorta di salvezza che si realizza nel bello e nella persona che lo contempla. L’autentica umanità, che invita a una nuova sintesi, sembra abitare in mezzo alla civiltà tecnologica, quasi impercettibilmente, come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa. Sarà una promessa permanente, nonostante tutto, che sboccia come un’ostinata resistenza di ciò che è autentico?

125. Se cerchiamo di pensare quali siano le relazioni adeguate dell’essere umano con il mondo che lo circonda, emerge la necessità di una corretta concezione del lavoro, perché, se parliamo della relazione dell’essere umano con le cose, si pone l’interrogativo circa il senso e la finalità dell’azione umana sulla realtà. Non parliamo solo del lavoro manuale o del lavoro della terra, bensì di qualsiasi attività che implichi qualche trasformazione dell’esistente, dall’elaborazione di un studio sociale fino al progetto di uno sviluppo tecnologico. Qualsiasi forma di lavoro presuppone un’idea sulla relazione che l’essere umano può o deve stabilire con l’altro da sé. La spiritualità cristiana, insieme con lo stupore contemplativo per le creature che troviamo in san Francesco d’Assisi, ha sviluppato anche una ricca e sana comprensione del lavoro, come possiamo riscontrare, per esempio, nella vita del beato Charles de Foucauld e dei suoi discepoli.

127. Affermiamo che «l’uomo è l’autore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale ». 100 [ 100 Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes sulla Chiesa nel mondo contemporaneo, 63.] Ciononostante, quando nell’essere umano si perde la capacità di contemplare e di rispettare, si creano le condizioni perché il senso del lavoro venga stravolto.101 [101 Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus (1 maggio 1991), 37: AAS 83 (1991), 840.]

158. Nelle condizioni attuali della società mondiale, dove si riscontrano tante iniquità e sono sempre più numerose le persone che vengono scartate, private dei diritti umani fondamentali, il principio del bene comune si trasforma immediatamente, come logica e ineludibile conseguenza, in un appello alla solidarietà e in una opzione preferenziale per i più poveri. Questa opzione richiede di trarre le conseguenze della destinazione comune dei beni della terra, ma, come ho cercato di mostrare nell’Esortazione apostolica Evangelii gaudium, 123 [123 Cfr nn. 186-201: AAS 105 (2013), 1098-1105. ] esige di contemplare prima di tutto l’immensa dignità del povero alla luce delle più profonde convinzioni di fede. Basta osservare la realtà per comprendere che oggi questa opzione è un’esigenza etica fondamentale per l’effettiva realizzazione del bene comune.

163. Ho cercato di prendere in esame la situazione attuale dell’umanità, tanto nelle crepe del pianeta che abitiamo, quanto nelle cause più profondamente umane del degrado ambientale. Sebbene questa contemplazione della realtà in sé stessa già ci indichi la necessità di un cambio di rotta e ci suggerisca alcune azioni, proviamo ora a delineare dei grandi percorsi di dialogo che ci aiutino ad uscire dalla spirale di autodistruzione in cui stiamo affondando.

214. Alla politica e alle varie associazioni compete uno sforzo di formazione delle coscienze. Compete anche alla Chiesa. Tutte le comunità cristiane hanno un ruolo importante da compiere in questa educazione. Spero altresì che nei nostri seminari e nelle case religiose di formazione si educhi ad una austerità responsabile, alla contemplazione riconoscente del mondo, alla cura per la fragilità dei poveri e dell’ambiente. Poiché grande è la posta in gioco, così come occorrono istituzioni dotate di potere per sanzionare gli attacchi all’ambiente, altrettanto abbiamo bisogno di controllarci e di educarci l’un l’altro.

La contemplazione per la conversione ecologica

220. Tale conversione comporta vari atteggiamenti che si coniugano per attivare una cura generosa e piena di tenerezza. In primo luogo implica gratitudine e gratuità, vale a dire un riconoscimento del mondo come dono ricevuto dall’amore del Padre, che provoca come conseguenza disposizioni gratuite di rinuncia e gesti generosi anche se nessuno li vede o li riconosce: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra […] e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà » (Mt 6,3-4). Implica pure l’amorevole consapevolezza di non essere separati dalle altre creature, ma di formare con gli altri esseri dell’universo una stupenda comunione universale. Per il credente, il mondo non si contempla dal di fuori ma dal di dentro, riconoscendo i legami con i quali il Padre ci ha unito a tutti gli esseri. Inoltre, facendo crescere le capacità peculiari che Dio ha dato a ciascun credente, la conversione ecologica lo conduce a sviluppare la sua creatività e il suo entusiasmo, al fine di risolvere i drammi del mondo, offrendosi a Dio « come sacrificio vivente, santo e gradito» (Rm 12,1). Non interpreta la propria superiorità come motivo di gloria personale o di dominio irresponsabile, ma come una diversa capacità che a sua volta gli impone una grave responsabilità che deriva dalla sua fede.

222. La spiritualità cristiana propone un modo alternativo di intendere la qualità della vita, e incoraggia uno stile di vita profetico e contemplativo, capace di gioire profondamente senza essere ossessionati dal consumo. È importante accogliere un antico insegnamento, presente in diverse tradizioni religiose, e anche nella Bibbia. Si tratta della convinzione che “meno è di più”. Infatti il costante cumulo di possibilità di consumare distrae il cuore e impedisce di apprezzare ogni cosa e ogni momento. Al contrario, rendersi presenti serenamente davanti ad ogni realtà, per quanto piccola possa essere, ci apre molte più possibilità di comprensione e di realizzazione personale. La spiritualità cristiana propone una crescita nella sobrietà e una capacità di godere con poco. È un ritorno alla semplicità che ci permette di fermarci a gustare le piccole cose, di ringraziare delle possibilità che offre la vita senza attaccarci a ciò che abbiamo né rattristarci per ciò che non possediamo. Questo richiede di evitare la dinamica del dominio e della mera accumulazione di piaceri.

Contemplare il Creatore

225. D’altra parte, nessuna persona può maturare in una felice sobrietà se non è in pace con sé stessa. E parte di un’adeguata comprensione della spiritualità consiste nell’allargare la nostra comprensione della pace, che è molto più dell’assenza di guerra. La pace interiore delle persone è molto legata alla cura dell’ecologia e al bene comune, perché, autenticamente vissuta, si riflette in uno stile di vita equilibrato unito a una capacità di stupore che conduce alla profondità della vita. La natura è piena di parole d’amore, ma come potremo ascoltarle in mezzo al rumore costante, alla distrazione permanente e ansiosa, o al culto dell’apparire? Molte persone sperimentano un profondo squilibrio che le spinge a fare le cose a tutta velocità per sentirsi occupate, in una fretta costante che a sua volta le porta a travolgere tutto ciò che hanno intorno a sé. Questo incide sul modo in cui si tratta l’ambiente. Un’ecologia integrale richiede di dedicare un po’ di tempo per recuperare la serena armonia con il creato, per riflettere sul nostro stile di vita e i nostri ideali, per contemplare il Creatore, che vive tra di noi e in ciò che ci circonda, e la cui presenza «non deve essere costruita, ma scoperta e svelata ». 155 [ 155 Esort. ap. Evangelii gaudium (24 novembre 2013), 71: AAS 105 (2013), 1050. ]

Contemplazione e discernimento

233. L’universo si sviluppa in Dio, che lo riempie tutto. Quindi c’è un mistero da contemplare in una foglia, in un sentiero, nella rugiada, nel volto di un povero.159 L’ideale non è solo passare dall’esteriorità all’interiorità per scoprire l’azione di Dio nell’anima, ma anche arrivare a incontrarlo in tutte le cose, come insegnava san Bonaventura: «La contemplazione è tanto più elevata quanto più l’uomo sente in sé l’effetto della grazia divina o quanto più sa riconoscere Dio nelle altre creature ».160 [ 160 In II Sent., 23, 2, 3. ]

Il riposo contemplativo non è inattività

237. La domenica, la partecipazione all’Eucaristia ha un’importanza particolare. Questo giorno, così come il sabato ebraico, si offre quale giorno del risanamento delle relazioni dell’essere umano con Dio, con sé stessi, con gli altri e con il mondo. La domenica è il giorno della Risurrezione, il “primo giorno” della nuova creazione, la cui primizia è l’umanità risorta del Signore, garanzia della trasfigurazione finale di tutta la realtà creata. Inoltre, questo giorno annuncia «il riposo eterno dell’uomo in Dio». 168 In tal modo, la spiritualità cristiana integra il valore del riposo e della festa. L’essere umano tende a ridurre il riposo contemplativo all’ambito dello sterile e dell’inutile, dimenticando che così si toglie all’opera che si compie la cosa più importante: il suo significato. Siamo chiamati a includere nel nostro operare una dimensione ricettiva e gratuita, che è diversa da una semplice inattività. Si tratta di un’altra maniera di agire che fa parte della nostra essenza. In questo modo l’azione umana è preservata non solo da un vuoto attivismo, ma anche dalla sfrenata voracità e dall’isolamento della coscienza che porta a inseguire l’esclusivo beneficio personale. La legge del riposo settimanale imponeva di astenersi dal lavoro nel settimo giorno, «perché possano godere quiete il tuo bue e il tuo asino e possano respirare i figli della tua schiava e il forestiero» (Es 23,12). Il riposo è un ampliamento dello sguardo che permette di tornare a riconoscere i diritti degli altri. Così, il giorno di riposo, il cui centro è l’Eucaristia, diffonde la sua luce sull’intera settimana e ci incoraggia a fare nostra la cura della natura e dei poveri.

La contemplazione della Trinità

238. Il Padre è la fonte ultima di tutto, fondamento amoroso e comunicativo di quanto esiste. Il Figlio, che lo riflette, e per mezzo del quale tutto è stato creato, si unì a questa terra quando prese forma nel seno di Maria. Lo Spirito, vincolo infinito d’amore, è intimamente presente nel cuore dell’universo animando e suscitando nuovi cammini. Il mondo è stato creato dalle tre Persone come unico principio divino, ma ognuna di loro realizza questa opera comune secondo la propria identità personale. Per questo, « quando contempliamo con ammirazione l’universo nella sua grandezza e bellezza, dobbiamo lodare tutta la Trinità ».169 [ 169 Giovanni Paolo II, Catechesi (2 agosto 2000), 4: Insegnamenti 23/2 (2000), 112 ]

239. Per i cristiani, credere in un Dio unico che è comunione trinitaria porta a pensare che tutta la realtà contiene in sé un’impronta propriamente trinitaria. San Bonaventura arrivò ad affermare che l’essere umano, prima del peccato, poteva scoprire come ogni creatura «testimonia che Dio è trino». Il riflesso della Trinità si poteva riconoscere nella natura « quando né quel libro era oscuro per l’uomo, né l’occhio dell’uomo si era intorbidato». 170 [ 170 Quaest. disp. de Myst. Trinitatis, 1, 2, concl. ] Il santo francescano ci insegna che ogni creatura porta in sé una struttura propriamente trinitaria, così reale che potrebbe essere spontaneamente contemplata se lo sguardo dell’essere umano non fosse limitato, oscuro e fragile. In questo modo ci indica la sfida di provare a leggere la realtà in chiave trinitaria.

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Joint Diploma Ecologia Integrale Novembre 2017

Papa Francesco: Per la nostra casa comune

Dal Messaggio di Papa Francesco per la 51a giornata mondiale per la pace

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Maggio 2017

Papa Francesco come Socrate: maestro del dialogo e contemplativo

 

26 MAGGIO 2017 Genova Papa Francesco conversa con i giovani

Genova è una città porto, che ha saputo ricevere tante navi e ha generato grandi navigatori. Per essere discepolo – ha spiegato – ci vuole lo stesso cuore di un navigatore. Orizzonte e coraggio! Se tu non hai orizzonte e sei incapace di guardarti anche il naso, non sarai mai un buon missionario. Se non hai coraggio non sarai un buon missionario. Pensiamo ai grandi navigatori del XVI° secolo.

Il Papa è molto concreto. Per spiegare che cosa significhi essere discepolo, si serve dell’immagine del navigatore, particolarmente familiare in un porto di mare, come quello della città di Genova. Ma tale concretezza nell’uso di immagini in papa Francesco è il segno di una profonda qualità pedagogica, che rimanda immediatamente a quella del filosofo antico, Socrate, esempio di insegnamento e di vita vissuta secondo la relazione del discepolo-maestro.

Nel caso particolare, l’immagine del marinaio, inserita da Platone nel VI libro della Repubblica (488 a-489 a), è usata da Socrate, per facilitare nell’interlocutore la possibilità di ricavare da solo – non in modo isolato, ma attraverso il dialogo – la risposta alla domanda posta, nei riguardi dell’inutilità del filosofo.

Ma, come è evidente nella parte seguente del pensiero di Papa Francesco, l’accostamento con Socrate non si ferma al livello della pedagogia del dialogo, ma va talmente in alto da sciogliere le vele della metafisica, nel dipanarsi delle immagini riguardanti gli ostacoli che si frappongono alla vista dell’orizzonte e che ne impediscono la contemplazione, cioè la visione panoramica. Questa, infatti, non è data dall’accumulo di informazioni – dalla polymathia, come Eraclito la chiamava, DK 22B40 – ma dall’altezza delle spiegazioni, che ci fa fare quelle forti connessioni tra i concetti che producono appunto l’unità del giudizio, per evitare “di mangiare quello che ti servono nel piatto”:   

Voi avete l’opportunità di conoscere tutto, le nuove tecniche di informazione, ma queste ci fanno cadere in un tranello tante volte perché invece di informarci ci saturano e quando tu sei saturato: l’orizzonte si restringe sempre di più e tu ti trovi davanti un muro. State attenti sempre a quello che vendono, anche quello che ti vendono nei media. La contemplazione, la capacità di contemplare l’orizzonte e farsi un giudizio proprio, non mangiare quello che ti servono nel piatto.